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ELEZIONI/ Un candidato di Giannino: la "truffa" del master non mi ferma

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Oscar Giannino lascia il partito a Silvia Enrico (InfoPhoto)  Oscar Giannino lascia il partito a Silvia Enrico (InfoPhoto)

I miei sentimenti nei confronti di Giannino sono ancora confusi, e credo valga per molti di noi. C’è la rabbia per l’assurdità della cosa e le possibili conseguenze, che però non fa dimenticare la grande stima che ho da sempre per lui, l’importanza delle sue campagne di stampa e radiofoniche, fra le poche a tenere accesa la fiammella del pensiero liberale e libertario e della ricerca della dignità della cosa pubblica. Vogliamo dire, anche la simpatia per i suoi modi di porgersi così “dadaisti”, che sono stati un motivo di interesse per il largo pubblico? 

Tuttavia la nostra prospettiva è differente da quella di gran parte dei militanti di certi partiti carismatici, che attendono dal capo-profeta il verbo in cui credere, e che rattristano l’attuale quadro politico. Le idee liberali, di rivincita dell’individuo e del merito, appartengono a ciascuno di noi, e tanti le hanno coltivate quasi di nascosto per decenni: nelle professioni, nell’attività politica, nelle imprese. Il manifesto di Fermare il declino, firmato da pochi intellettuali a fine luglio e da decine di migliaia di italiani nel giro di qualche settimana, non è stato altro che una chiamata alle armi, ed in questo senso Giannino non è stato un profeta, ma solo lo straordinario portavoce che ha saputo farle sentire a tutti con foga, lucidità e rigore.

Non è un caso che in pochi giorni FARE abbia saputo compiere un travaso traumatico e portare alla guida la giovane e tosta Silvia Enrico: perché quelle non sono le idee ed i sogni “di Giannino”, nemmeno di Zingales o Boldrin o Moro; sono quelle di tutti noi, ed hanno subito trovato altri qualificati alfieri che ne portino lo stendardo verso l’obiettivo. Ma qui mi fermo, perché non è la sede per entrare nei temi della campagna ormai agli sgoccioli.

Vorrei concludere cercando di capire che insegnamenti possano venire per altri aspetti della nostra vita; ad esempio quello, a noi caro, dell’educazione. Il paradosso da bar che citavo prima, infatti, ha fondamenta reali. La nostra società è talmente legata al significato vuoto dei titoli, quelli di studio oggi, come un tempo quelli araldici su cui Gassmann aveva saputo ridere e riflettere in tanti film, da far ritenere assodato che la scuola e l’università “servano solo” per acquisire e magari comprare un titolo di studio, a prescindere dalla sostanza che dovrebbe attestare. I politici cui siamo abituati ne hanno dato troppi, grotteschi esempi. In questo caso – mettendo da parte gli altri aspetti – penso che aver mostrato l’esatto contrario, ossia quanto la preparazione non dipenda dai pezzi di carta, e d’altro canto come l’onestà debba essere un principio irrinunciabile, possano essere spunti anche per far crescere di nuovo un corretto rapporto educativo improntato al merito: così che, quando torniamo nelle nostre aule, possiamo far vedere quanto ancor più sia indegno copiare o truffare per cercare l’apparenza al posto della sostanza.



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COMMENTI
22/02/2013 - perplessità (gianluca albani)

Sono stato anch'io molto affascinato da Giannino e dalla sue idee. Trovo la vicenda complessiva piuttosto istruttiva: di certo c'è un ben triste rimestare in quelle che, in fondo, a me paiono miserie umane. Ancora più avvilente il fatto che il tutto avvenga o con l'intento di demolire lui (es. Giornale) o per demonizzare ancora di più l' "odiato" avversario (parlare delle bugie di Giannino solo per concludere, more solito, con un pistolotto moralista contro Berlusconi). Io però non posso dimenticare le diverse sorprese che mi ha riservato un piccolo approfondimento di ciò che c'è dietro a Giannino ed al suo movimento: 1) dichiarazioni di stampo grillino su Regione Lombardia in generale e sanità lombarda in particolare, così livorose da spingermi a dubitare che fosse la stessa persona che questa estate al Meeting era seduto a fianco di Formigoni a magnificarne l'azione di governo; 2) organizzazione dell'antiMeeting (e sul sito, ai molti che chiedevano spiegazioni sul nome, nessun chiarimento); 3) volontà più volte ribadita di voler far perdere il centro destra in Lombardia; 4) un certo astio di fondo, percepibile negli interventi e più in generale sul forum del sito, che decisamente mal si concilia con, per esempio, l'intervento al Meeting del 2010 insieme a Cesana (ancora visibile su youtube). Certo un personaggio controverso, che mi ispira molta meno fiducia di prima, e non certo per via delle lauree, esperto di economia, non di storia (Saint Just è morto ghigliottinato)

 
22/02/2013 - Conferma di fiducia (ugo panetta)

Sono anch'io un aderente della prima ora al movimento di Giannino e mi ritrovo, pertanto, completamente nelle considerazioni dell'autore dell'articolo. Aggiungo con amarezza che gran parte del giornalismo ha confermato nella vicenda la sua impostazione per niente apprezzabile; ha pressoché ignorato per lungo tempo il movimento di Fermare il declino, con le sue novità, e lo ha, invece, fatto emergere solamente nel momento in cui un fatto negativo poteva sollecitare l'attenzione.