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ELEZIONI/ Vittadini risponde a Lucia (V liceo): perché io voto

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Si vogliono più soldi o più lavoro senza tener conto che in un mondo globalizzato altri Paesi emergenti stanno sottraendoci quote di mercato e nessun politico può in alcun modo impedirlo: ciò che è legittimo aspettarsi è piuttosto una politica economica realistica e impegnata nel sostenere chi sappia individuare le opportunità in un contesto così in divenire. Si vogliono più servizi dallo Stato senza arrendersi al fatto che lo Stato non ha più soldi e che i meccanismi di mercato tendono ad affossare chi ha un debito troppo alto. Si insiste sulla difesa di alcuni diritti, senza pensare che alla loro base c’è il valore della vita in toto, dal momento del concepimento e anche quando non si è più “produttivi”.

Si vuole, si vuole, si vuole, senza pensare che quel che accade dipende anche da noi e che questo volere è spesso una pretesa egoistica di noi come persone, come gruppo o come classe sociale.

La comunità cristiana cui appartengo continua a educarmi a vivere un bisogno non ridotto, espressione dell’esigenza di giustizia, di verità, di bellezza di cui è fatto il mio cuore. E continua a mostrarmi come il bene altrui sia parte integrante del mio bene personale e come solo liberando e rendendo azione questi desideri costitutivi possa generarsi sviluppo e benessere sociale. Così ho potuto guardare la politica riposizionando il suo ruolo, senza affidarle speranze messianiche e senza eludere la mia responsabilità nei suoi confronti. E per questo ho potuto scoprire che le risposte alle domande di cambiamento e di bene non sono in un futuro utopico, in un anno che verrà, in un sistema politico perfetto, ma in qualcosa che da subito mostra la sua diversità: comunità e gruppi sociali ispirati da diversi ideali in cui i rapporti tra uomini sono diversi, volti a perseguire il bene, capaci di correggere l’inevitabile caduta per redimere, non per annientare. Nella nostra società, generata dal cristianesimo e da un umanesimo laico, quanti ospedali, opere di assistenza, scuole, università, opere culturali, cooperative e imprese in cui questo modo di agire mosso dal desiderio dell’uomo, dalla fede, da ideali si può riscontrare! 

Così, nel mio percorso scolastico io ho già vissuto una effettiva libertà di educazione; nell’università in cui studio e lavoro da 40 anni niente può impedirmi di vivere un’esperienza di conoscenza, di creatività, di lavoro alacre. Nelle opere culturali in cui sono implicato, come la Fondazione per la Sussidiarietà o il Meeting di Rimini, vivo ogni giorno il fascino di una riflessione sull’esperienza che valorizza tutto ciò che c’è di nuovo, bello, vero, in chiunque lo porti, da qualunque parte del mondo provenga. Nelle realtà sociali ed economiche cui ho partecipato, come la Compagnia delle opere, ho potuto assistere ad un’iniziativa libera e generosa di persone che, invece di lamentarsi, hanno dato vita a nuove imprese, nuovo lavoro, e hanno saputo affrontare la crisi accettando di cambiare.



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COMMENTI
26/02/2013 - per il sig. Trombetta (Mariano Belli)

Caro signore, probabilmente il problema è nella "scuola" che ha frequentato e forse ancora frequenta, che evidentemente non le è stata di grande aiuto nè nella sua crescita umana, nè nella capacità di formarsi una opinione propria dovendo dipendere dalle labbra di altri. A leggere questi "commenti" conditi pure da insulti gratuiti io un problema me lo porrei.... Auguri per la sua fine remissività.

 
24/02/2013 - Criteri e utilizzo dei criteri (Andrea Trombetta)

Grazie, Giorgio, per aver scritto in modo così chiaro e vissuto i criteri che guideranno la tua scelta. Perché allora, se i criteri sono tanto chiari, c'è così grande difficoltà nell'utilizzarli? O, al contrario, c'è tanta grossolana tracotanza nell'utilizzarli, spingendosi a definirsi e firmarsi "ciellino antiMonti"? Se ci fosse un candidato come te, quale esitazione a darti mandato? Ma se tu, Giorgio, poi ti schierassi in una certa coalizione, le esitazioni stranamente diverrebbero consistenti e ripetute. La difficoltà nell'uso dei criteri dipende da una confusione originale sui criteri? Forse sì, forse è solo una parvenza di chiarezza quella che credo di avere. O forse c'è un pregiudizio ingannevole, retaggio di antichi schieramenti fra guelfi e ghibellini: c'è il voto giusto in assoluto e quello peccaminoso? C'è un voto che ti manda direttamente all'inferno? Credo che questa drammatizzazione della politica sia quanto di meno sussidiario che ci si stato negli ultimi

 
22/02/2013 - La politica vera non divide il popolo (Luigi PATRINI)

Lucia, non farti illusioni: le delusioni o le disillusioni sono sempre l’inevitabile conseguenza di una illusione, non dimenticarlo! L’illusione c’è quando pensi che sia la tua scelta a decidere: i fattori in gioco sono infiniti e a decidere è sempre un Altro. Non si deve per questo essere “fatalisti”: il fatalista è uno inevitabilmente rancoroso o, addirittura, arrabbiato, perché subisce le situazioni. Se, come scrivi, stai facendo un’esperienza che ti fa avere “un’affezione profonda alle cose del mondo” sei sulla buona strada: è solo così che si è “nel” mondo, l’importante è non diventare … “del mondo”. Questa tua affezione nasce dalla “speranza”, ma non lasciarti ingannare: nessun potere politico può rispondere in modo esaustivo alle aspettative della speranza umana, nessuno. Soprattutto - questo te lo potranno spiegare quelli che, con qualche anno più di te, conoscono la storia degli ultimi anni, quella che non puoi trovare ancora sui libri di scuola! - non potranno soddisfarla mai quelle forze che hanno governato per anni senza fare ciò che, pur avendo i numeri per farlo, avevano promesso: chi ha ingannato in passato, potrà non ingannarci in futuro? Chi ci ha illusi in passato, potrà non deluderci? Lucia, fidati di chi è testimone del fatto che - come diceva S. Ambrogio - la politica è fatta “per creare amicizia in città”, non per dividere e contrapporre i buoni ai …cattivi. La politica vera è sempre “inclusiva”. Luigi

 
22/02/2013 - Perchè pensare solo al voto? (Mariano Belli)

Se posso dire anch'io la mia, mi sembra che la questione non è tanto la partecipazione al voto, che si conclude in pochi minuti di una sola giornata, ma la partecipazione in prima persona alla vita politica economica e sociale del Paese nei restanti 364 giorni dell'anno, anche perchè si è visto che delegare a terzi non funziona....

 
22/02/2013 - Te lo auguro. (claudia mazzola)

Cara Lucia, ho 48 anni è tanto che voto, credimi mai come da quando ho incontrato il carisma di don Giussani voto con un altro giudizio sulla realtà, con passione e amore, facendone parte.