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Politica

ELEZIONI 2013/ I criteri per passare i candidati ai "raggi X" e votare bene

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Ogni concezione ideologica e programmatica di tipo statalista, dirigista, liberista (e non liberale) è profonda nemica della libertà e della sussidiarietà. E siccome principi e valori vanno di pari passo con le gambe degli uomini che li portano, siamo chiamati a valutare l’affidabilità della classe politica che si propone di governarci.

Qualsiasi leader che ha più a cuore l’affermazione di sé, con la pretesa di essere la salvezza del Paese, oppure che si muove primariamente per un tornaconto personale, non è affidabile, anche se ideologicamente affermasse principi liberali.

In questa grave contingenza storica vi è un’urgenza: la necessità di un vero confronto fra la tradizione cattolica, socialista e liberale per dare vita ad una nuova stagione riformista.

Penso, in particolare, a riforme che sostengano la partecipazione e il rischio di ogni singolo o gruppo per l’edificazione culturale, sociale ed economica del Paese. Mi riferisco ad una politica di riforme istituzionali, strutturali e sociali che liberino le energie e le risorse migliori, soffocate oggi da logiche di rendite di gruppi, di categorie e personali, figlie di un egoismo che è il vero “cancro” del nostro Paese. Il voto dimostrerà a che punto è la maturazione del popolo italiano, con la sua capacità di essere protagonista e di non soccombere in modo reattivo agli eventi.

Comunque andrà, ci sono dei brandelli di popolo che stanno già rischiando in termini liberi e responsabili nella costruzione di un bene comune. Ed è un cammino destinato a proseguire. Forti degli esempi che ci arrivano dalla storia: come l’esperienza del monachesimo benedettino, in cui viene dimostrato come l’intelligenza della fede possa diventare intelligenza sulla realtà, e come la grande testimonianza di libertà e, anche qui, di fede che ci offre Papa Benedetto XVI.

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