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ELEZIONI 2013/ Le pagelle: i voti prima dei risultati, Grillo e Berlusconi "furbetti", Bersani sufficiente, Monti bocciato

Molti slogan, tante battute ironiche, ma quasi nessun confronto televisivo tra i candidati. GIANNI FORESTI stila le pagelle di questa campagna elettorale appena conclusa

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Molti slogan, tante battute ironiche, ma quasi nessun confronto televisivo tra i candidati. Non che ci mancasse, ma denota come certi meccanismi di propaganda e comunicazione stiano cambiando.

Berlusconi. Caimano, giaguaro, leone. Di fatto, la pelle dell’orso non è ancora pronta per il salotto di Bersani e di Monti. Dato per sconfitto sicuro, è sceso in campo in prima persona e i sondaggi l’han dato in notevole risalita. Come il Milan.. Sapendo di essere in difficoltà è partito in campagna elettorale due mesi prima degli altri invadendo radio, emittenti private, e chi più ne ha più ne metta a suon di battute. Dalla mela delle olgettine a quella di Balotelli, dagli euro alla ex moglie, alle domande con secondi fini dall’abolizione Imu al quella del bollo auto, swap, swuop, etc. Non c’è che dire. È un grande della comunicazione. Voto 8, essendo bruciato per la Presidenza della Repubblica, dopo le dimissioni di Papa Benedetto XVI si è proposto come candidato al soglio pontificio. Con Bersani e Grillo, potrebbe partecipare a Zelig per far risalire gli ascolti del programma.

Bersani. Con il Cavaliere è la coppia comica di questa compagna elettorale. Ha detto che smacchierà il giaguaro, ha dato del pifferaio magico a Silvio e del mascalzone a Monti. Discorsi da osteria di Bettola. Siam mica qui a pettinar le bambole! il suo slogan vincente. Comunicazione da tv in bianco e nero. Dato per vittorioso sta tremando per Berlusca e Grillo. Voto 6, è una caricatura da cartoni animati. Gargamella.

Renzi il rottamatore. È stato asfaltato dalla rinata macchina da guerra di propaganda ex comunista. È meglio che per ora torni a lavare i panni in Arno. Voto 6 per l'impegno. Ricorda il Veltroni di Yes We Can, ma in tv viene meglio degli altri.

Vendola. Profeta in patria, perché dà lavoro a tutti, cattolico, gay, progressista, parla con un linguaggio barocco-pomposo incomprensibile. Onestamente sopravvalutato per il parlamento italiano. Si sforza di voler essere un personaggio moderno e all'avanguardia... sì, comunista. Voto 6, uomo della magna (nel senso di mangiare) Grecia. Per fortuna lo abbiamo visto poco, sui media, non regge bene i confronti televisivi, la sua inconsistenza politica e il suo sguardo spesso assente, uniti al suo linguaggio, sono soporiferi.

Ingroia. L'hanno chiamato in Guatemala, ma se dopo due settimane ce l'han rimandato a casa, ci sarà pure un motivo. Se pensavamo a Di Pietro come l'ultimo dei mohi-cani della lingua italiana, abbiam constatato che non c'è mai limite al peggio. Voto 5 per incoraggiarlo a tornare in Guatemala. Crozza lo imita cosi bene da farci cappottare dalle risate.

Di Pietro. Ha trovato l'anima gemella in Ingroia. Sconnesso nel parlare, magistrato come il precedente, ha dalla sua il virilismo sudista che manca al suo sonnacchioso sodale. È sicuramente in crisi e star lontano dal video gli ha giovato. Voto 5, da furetto è stato sotto traccia, ma se fa un buon numero è pronto a rialzare la cresta. Opportunista.

Fini. Chi... era costui? È andato fino ad Agrigento per farsi applaudire da 50 sostenitori. Voto 2, faceva bella figura se non si candidava.