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ELEZIONI 2013/ Oltre il "grillismo": qual è davvero il nostro bisogno?

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E’ un consumismo politico, che però nasconde qualcosa di marcio. Indica una povertà dell’offerta, cioè dei contenuti della politica, perché una proposta forte non è una canna al vento. Ma indica anche la povertà della domanda. L’emergere improvviso delle piazze stracolme di Grillo, il risorgimento stupefacente di Berlusconi, la meteora Giannino sono anche il segno che nel popolo c’è una drammatica inconsistenza umana. Più le particelle sono senza peso, più si aggregano ad ogni soffio di vento. Sciolti da ogni legame sociale e familiare, rimbecilliti da pazzi educatori e imbonitori, prostrati dall’angoscia dei soldi siamo facili prede. Docili docili e incapaci di orientarsi come Jack Nicholson dopo l’elettroshock  ne “Qualcuno volò sul nido del cuculo”.  “Emergenza uomo”, hanno giustamente titolato il prossimo Meeting di Rimini. Qual è il nostro bisogno più vero? Senza questa domanda tutto e il contrario di tutto diventa possibile. Don Giussani, di cui ricorreva ieri l’anniversario della morte, ha scritto che il compito diretto della Chiesa non è offrire soluzioni ai problemi dell’uomo, ma richiamarlo alla dimensione autentica del suo senso religioso, delle sue domande di verità, bellezza, bontà, giustizia. Sono quelle il punto fermo che manca al nostro popolo, malato di labirintite.

(Comunque, nel film di cui sopra, alla fine, il gigante indiano sfonda la parete del manicomio e corre via libero).



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