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SPILLO/ A seggi aperti Beppe Grillo straccia Montezemolo nel derby dell’antipolitica

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Ma “something got wrong”, qualcuno deve aver sbagliato qualcosa (e di grosso) se quel 20% di voti in libertà sembrano oggi già in tasca non a Montezemolo ma a un personaggio che – in diretta tv - sembra la controfigura dell’antipolitico populista che batteva le piazze tedesche nei primi anni ’30. Ma l’Avvocato e i suoi pari – in fondo - si erano sbagliati di grosso anche nei primi anni ’90 quando i loro grandi media avevano invece accompagnato entusiasticamente la prima Tangentopoli e il suo “eroe antipolitico” Antonio Di Pietro, subito arruolato dal primo governo Prodi . Distruggere la politica era comunque l’”articolo unico” di un capitalismo bancario e industriale che dello Stato non riusciva a fare a meno. Vent’anni fa, ne approfittò tuttavia il più “outsider” fra gli imprenditori, “percepito” dall’opinione pubblica come non compromesso con la grande casta di un’economia in fondo per intero a partecipazione statale (e sindacale). Nel 2013 sembra prevalere un “savonarola” delle piazze deluse e arrabbiate per i troppi risparmi persi, per le troppe tasse, per il lavoro e il credito che non ci sono: ancora un’insofferenza di massa per gli esiti che chiamano in correo l’antipolitica strumentale. Il tragico paradosso è che la vittima rischia di essere questa volta Mario Monti: il tecnocrate che – tra mille difficoltà (tra cui l’inesperienza politica) – sta riprovando a dare forma a un riformismo moderato italiano, sulle scie europee del Ppe.

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