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CRISI LEGA (?)/ Dalla città alle Valli: metamorfosi di un ex primo partito

Pubblicazione:mercoledì 27 febbraio 2013 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 27 febbraio 2013, 8.42

Umberto Bossi e Roberto Maroni (InfoPhoto) Umberto Bossi e Roberto Maroni (InfoPhoto)

Nella stessa Lombardia l’esplosione della protesta del movimento di Beppe Grillo si è mantenuta su livelli contenuti, quasi accettabili, raggiungendo un 13 e mezzo percento. Ha fatto meglio che nel resto d’ Italia la lista di Mario Monti, ma senza stupire nessuno. In pratica la Lombardia ha risposto in termini quasi normali alla “rabbia sociale” e alla responsabilità richiamata dal “governo dei tecnici” che ha caratterizzato queste elezioni italiane.

Ma è questo che getta un’ombra sul futuro della Lega. Se in condizioni di voto quasi normali la Lega perde consensi e il centrodestra, pur con la tenuta del berlusconismo, arretra di parecchi punti percentuali, vuol dire che si è entrati in una fase completamente nuova della vita della Lega Nord. Forse “contagiata” dalle esperienze di governo (andate male), forse troppo “mescolata” in questi anni con la politica romana, la Lega appare oggi come un movimento del tutto diverso da quello apparso sulla scena politica nei primi anni Novanta. In questo momento, a ben guardare, la Lega vive sull’eredità di un grande movimento di protesta e di rinnovamento dell’intero Paese che non è riuscito. In sostanza, la Lega vive dell’eredità lasciata da Umberto Bosssi con la sua leadership personale e carismatica.

Ma può un movimento nato con queste caratteristiche trasformarsi in un partito regionale, quasi normale, che pensa a gestire soprattutto il suo territorio di riferimento? È questa la domanda che ci si pone anche di fronte al successo di Maroni. E non bisogna dimenticare che, affrontando questa prova di “sopravvivenza”, sono stati messi in un angolo (o veramente superati?) una serie di contraddizioni interne al movimento: la solita insofferenza veneta, i distinguo sulla leadership, gli stessi “nostalgici” di Bossi.

Anche qui, nella Padania pedemontana, malgrado le rassicurazioni di Maroni, non c’è una realtà consolidata, ma una situazione in evoluzione con cui occorrerà presto fare i conti. Anche per i leghisti.



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