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Politica

ELEZIONI 2013/ L'esperto: rivotare subito con il Porcellum? Ecco perché non si può fare

E' possibile garantire la governabilità dell'Italia dopo i risultati delle elezioni politiche, dalle quali non è emersa alcuna maggioranza netta in Senato? Lo chiediamo a STELIO MANGIAMELI

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Bersani a Grillo, Berlusconi a Bersani. Le due maggiori coalizioni lanciano segnali di apertura in direzioni diverse per tentare di garantire la governabilità dell'Italia dopo i risultati delle elezioni politiche appena concluse, dalle quali non è emersa alcuna maggioranza netta in Senato. Il Cavaliere riconosce da un lato la vittoria del centrosinistra alla Camera, ma esclude ogni alleanza con la coalizione guidata da Monti, colpevole di aver "ridotto l'Italia in una situazione pericolosa e in una spirale recessiva". Bersani, dal canto suo, si dice contrario a un'eventuale collaborazione con Berlusconi e allunga la mano al Movimento 5 Stelle, vero vincitore di questa tornata elettorale. Tutto per evitare che a breve si debba tornare alle urne: ma questa ipotesi è davvero così realistica? Lo abbiamo chiesto a Stelio Mangiameli, costituzionalista e Direttore dell'Issirfa-CNR di Roma.

Professore, cosa può dirci?

Tornare al voto è possibile, ma di certo non opportuno. La situazione è notevolmente complicata dall’attuale legge elettorale, voluta per "coronare" il bipolarismo italiano che è ormai in crisi.

Quali sono i principali problemi?

Questa legge elettorale non consente di fatto la formazione di un governo di coalizione. Il Porcellum è infatti predisposto per cercare di polarizzare il consenso, operando con la tecnica del premio di maggioranza alla coalizione in entrambi i rami del Parlamento.

Quindi il Porcellum prevede che vengano costituite due coalizioni prima del voto e che queste si affrontino durante la competizione elettorale?

E’ proprio così, ma la vera anomalia risiede nel fatto che questa legge elettorale è tarata per avere due gruppi intorno al 40%. Da queste elezioni, invece, caratterizzate dalla crisi del bipolarismo, sono uscite da una parte coalizioni che non raggiungono neanche il 30%, dall'altra Grillo con il 25% circa alla Camera e la coalizione di Monti poco sopra alla soglia del 10%. E’ quindi evidente che in un sistema di questo tipo, con quattro diverse polarità forti e deboli allo stesso tempo, la diversità dell'assegnazione dei premi di maggioranza alla Camera e al Senato crea una distribuzione dei seggi che non è in grado di garantire la governabilità e pone seri problemi di legittimazione dei seggi conseguiti con i premi.

Ci può fare un esempio?

Il 29,5% che ha ottenuto la coalizione di Bersani alla Camera, ad esempio, corrisponde al 22,5% degli elettori, quindi una assoluta minoranza. Formalmente, dal punto di vista della legge elettorale, il risultato in seggi di Bersani (340) può essere considerato anche legalmente a posto, ma non ha alcuna legittimazione dal punto di vista costituzionale a formare il governo, se non quella di rappresentare lo 0,4% in più della coalizione guidata da Silvio Berlusconi.

Cosa significherebbe dunque andare al voto tra pochi mesi?