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Politica

DOPO IL VOTO/ Barcellona: tre linee di frattura minacciano l'Italia

Tre linee di frattura minacciano l’integrità del paese nello scenario del dopo-voto. Non è più solo un problema di governabilità, ma di unità del paese. PIETRO BARCELLONA

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Credo che sbaglieremmo a riproporre, dopo il risultato elettorale,  nel tentativo di spiegare il cataclisma accaduto, le ormai abituali categorie del populismo e dell’antipolitica. Il fenomeno di grandi maggioranze della popolazione che si lasciano trascinare emotivamente da una personalità che, interpretando gli stati d’animo profondi, li trasforma in fantasmatici paradisi terrestri è un fenomeno che ormai dopo la prima guerra mondiale ha caratterizzato più volte la scena politica europea. La questione non è, dunque, questa disponibilità gregaria di una parte della popolazione del paese, ma chi e come la usa e con quali messaggi viene canalizzata verso un risultato elettorale.

Non intendo sdrammatizzare populismo, antipolitica e astensionismo, che sono frequenti nel mondo contemporaneo, ma sottolineare che, sia pure quando assumono connotati patologici, non sono da soli sufficienti a determinare la disintegrazione di un sistema politico e sociale come sta accadendo in Italia. Bisogna piuttosto analizzare, in ciascun ambito in cui si manifestano queste spinte, le forze e gli interessi reali che esse rappresentano. Analizzando in questo modo i risultati appena comunicati, si può ricavare che l’analisi del voto mette in evidenza tre linee di frattura all’interno del nostro sistema-paese che ne minacciano drammaticamente l’integrità e sono comunque un serio e quasi insormontabile ostacolo a trovare una visione unitaria nella quale possono in parte essere risanate. 

1. La prima linea di frattura riguarda il coagularsi in quest’ultimo anno di una profonda avversione verso le politiche del governo Monti e l’ossequio servile mostrato verso le direttive delle istituzioni finanziarie europee e del governo tedesco. Il M5S non è una protesta rabbiosa, come quella che si manifesta in certe manifestazioni di piazza turbate da lanci di fumogeni e sanpietrini, ma un orientamento diffuso tra le nuove generazioni e anche tra alcune parti delle generazioni di mezza età contro il montismo e ciò che esso ha rappresentato. Questo senso di ripulsa verso una politica che, con i guanti bianchi e lo stile felpato, si è mostrata totalmente insensibile ai sentimenti di frustrazione e di rabbia di chi ha dovuto pagare tasse su redditi minimi o non ha trovato alcun tipo di sbocco lavorativo, ha finito con il vedere nel governo Monti l’egemonia finanziaria della borghesia più ricca e  potente d’Europa che non riesce a trovare alcun sentimento di solidarietà verso i più deboli e gli emarginati. 

Un governo dell’indifferenza sociale che è stato sempre più arrogante e supponente verso gli italiani mostrando con la scelta di scendere in campo una volontà di sopraffazione che, nonostante lo stile soft, appariva francamente insopportabile. Tuttavia nell’immaginazione collettiva il governo Monti ha assunto i connotati più ampi dell’intero ceto politico che ha partecipato al suo governo e che non ha mostrato alcuna capacità di riforma, lasciandosi invece travolgere da scandali e pratiche illecite nella gestione di quasi tutte le strutture di comando del paese (dalla Finmeccanica  al Mps).