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ELEZIONI 2013/ Sardo (l’Unità): Bersani non farà la grande coalizione

Pubblicazione:giovedì 28 febbraio 2013

Pier Luigi Bersani (InfoPhoto) Pier Luigi Bersani (InfoPhoto)

Napolitano deve innanzitutto verificare quali sono le proposte in campo, per cercare di capire se nel tempo che è rimasto al suo mandato presidenziale è in grado di conferire l’incarico a un nuovo capo del governo. Il presidente della Repubblica deve vedere quali sono le proposte che autonomamente presenteranno le forze politiche, e poi decidere.

 

Come andrà a finire?

La proposta di Bersani ha un carattere di inclusività e un tasso di umiltà, di fronte a una situazione come quella che si è venuta a creare, in cui il Pd è il partito di maggioranza relativa, pur avendo comunque subito una sconfitta politica rispetto a quelle che erano le sue aspettative. Bersani pensava che la sua proposta potesse essere autosufficiente in Parlamento, mentre gli italiani hanno dato una risposta negativa. A fronte di questa difficoltà ha proposto di separare la responsabilità di governo dalle cariche istituzionali. Il Pd è disponibile a offrire tutte le cariche istituzionali del Parlamento ad altre forze e questo avrebbe un senso di garanzia delle riforme.

 

Per Violante il Pd deve fare una proposta a tutte le forze politiche, Bersani ha aperto solo al Movimento a 5 Stelle. Chi ha ragione?

In realtà Bersani ha dichiarato che la sua proposta è rivolta a tutte le forze parlamentari. Finora Grillo è stato escluso dalla dialettica di governo, e quindi il segretario del Pd ha sottolineato la sua intenzione di includerlo, ma non si è rivolto solo al M5S.

 

Renzi può essere la via d’uscita per la situazione che si è creata all’interno del partito?

Avverto l’esigenza che nel Pd inizi una nuova stagione, che era già nell’idea di Bersani se le cose fossero andate bene. Ora bisogna accelerare i tempi e affidare al partito la costruzione del tempo nuovo, di un gruppo dirigente all’altezza dei problemi che stanno emergendo nel Paese. Bersani deve concentrarsi sulla gestione molto difficile di questa legislatura. E’ bene che nel partito inizi una stagione nuova, con protagonisti nuovi, non so se con Renzi o con altri giovani. Il Pd è un partito nelle cui strutture intermedie la presenza di giovani e giovanissimi è molto larga. Occorre iniziare una stagione nuova e ci deve essere un Pd che guardi al futuro, a un rinnovamento profondo di cui Renzi sarà uno degli attori, anche se dovrà vincere la battaglia interna per diventare il leader. Certamente comunque ne ha le possibilità.

 

Che cosa ne pensa di quanti affermano che con Renzi candidato premier oggi non ci troveremmo in questa situazione?

C’è sempre una grande severità nel giudicare quanto è avvenuto. Ritengo che non si tratti di una critica obiettiva. Bersani aveva le condizioni politiche e statutarie per fare il candidato premier, ma ha deciso comunque di tenere le primarie. Sono state inoltre fatte le primarie dei parlamentari ed è stato avviato un rinnovamento che ha portato una serie di segretari regionali e provinciali trentenni. Le primarie sono state la leva per mettere in circolo molti dirigenti e capilista nuovi.

 

Con quali conseguenze?

Con la conseguenza che il Pd resta l’unico partito democratico e funzionante nel Paese. Negli ultimi mesi ha avviato un deciso rinnovamento, anche se ora questa dimensione deve essere accelerata. La crisi democratica del Paese è più drammatica di quella sociale. L’insofferenza verso la politica e le istituzioni è stata persino più forte del lamento di una crisi sociale molto pesante. Il partito deve ora essere la rappresentanza e l’espressione di questa società, e in questo passaggio elettorale il partito deve pensare molto al futuro, mettendo in campo una generazione completamente nuova.

 

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
28/02/2013 - PD al governo? No grazie. (Moeller Martin)

Sono ormai quasi 70 anni che gli italiani confermano di non volere essere governati dal PCI, ne come tale ne nella sua attuale denominazione PD. Non basta rivoltarsi la giacchetta per diventare democratici.

 
28/02/2013 - politichese (luisella martin)

Ascoltando le reazioni del leader e del giornale del partito democratico, sembra evidente l'intenzione di "piegare" il voto espresso dal popolo agli interessi dei partiti (se non del partito!). Una volta questo modo di fare si chiamava "politichese". Ricordando il passato da chierichetto, l'onorevole Bersani dovrebbe chiedere scusa per aver, attraverso le voci del suo partito, offeso, dileggiato, infangato la persona del suo primo avversario politico che, per quanto possa essere riprorevole, non ha mai goduto della presunzione di innocenza, dal primo momento in cui ha messo piede in politica. Ciò ha reso milioni di italiani che hanno votato Berlusconi, cittadini ingenui o indegni. L'onorevole Bersani chiama tutto ciò lotta politica, io credo invece che si tratti di un moralismo giustizialista che l'Italia si deve scrollare di dosso.