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SCENARIO/ Il voto cattolico (e indeciso) scatena la guerra tra Monti e Berlusconi

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Il secondo incontro di Todi non ha avuto la stessa intensità, il terzo, che doveva tenersi a inizio gennaio, non c’è stato per via dello scioglimento delle Camere, quindi un filo rosso che legasse le varie esperienze del mondo cattolico fra di loro non si è saldato, e ognuno (o quasi) è rimasto nello schieramento di appartenenza. Il passaggio di Mario Mauro dal Pdl ai centristi è rimasto quasi isolato. 

Nel centrosinistra al mondo cattolico fanno riferimento in tanti, come Rosy Bindi, Franco Marini, Luigi Bobba, Dario Franeschini, Enrico Letta. Intorno a Monti e a Casini vanno segnalati di sicuro almeno Rocco Buttiglione, Giorgio Guerrini e Paola Binetti, mentre nelle liste berlusconiane spiccano i nomi di Roberto Formigoni, Maurizio Lupi, Raffaello Vignali, Eugenia Roccella, Francesco Giro e Mario Baccini. Natualmente l’elenco potrebbe essere molto più lungo, come ha fatto Avvenire il 23 gennaio.

Una presenza trasversale che potrebbe portare ad una significativa presenza anche nella prossima legislatura, con la speranza di alcuni (e forse pure di una parte delle gerarchie) che un dialogo sia possibile almeno sui grandi temi dell’etica, anche perché saranno di sicuro all’ordine del giorno. Dall’altra parte, però, tanta dispersione non può che avere l’effetto di confondere le idee all’elettorato di matrice cattolica.

Da qui al 24 febbraio, dunque, non mancheranno i tentativi di convincere chi si ritrova in quest’area culturale, tentativi di cui bisognerà verificare la sincerità e la fondatezza. Dopo il voto, però, forse una nuova riflessione potrebbe essere necessaria. Il rischio per i cattolici è quello di essere condannati all’irrilevanza.



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