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Politica

ELEZIONI/ Rondolino: se Berlusconi e Monti continuano ad attaccare, Bersani "scoppia"

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Vedo che ci sono troppe differenze tra un istituto di sondaggi e l’altro. Se il margine d’errore stimato è quello del 2 percento, le differenze segnalano valutazioni troppo diverse. Lo si vede nella distanza che c’è, a seconda dei casi, tra il centrosinistra e il centrodestra. L’aria che si respira è quella delle grandi sorprese. In più si colgono due altre sensazioni.

Quali a suo parere?
La prima è che non solo la quota di indecisi sull’astensione, ma anche quella degli indecisi sulla scelta di chi votare è ancora molto alta. Quindi la possibilità di flussi di elettorato che si spostano in queste ultime settimane possono essere determinanti. La seconda sensazione è quella di un Beppe Grillo che sia ancora sottostimato. Con i discorsi che si sentono in giro sul disgusto verso la politica, con quello che sta capitando, io azzardo un 20 percento, forse anche di più, per il Movimento di Grillo.

Saremmo in una situazione di difficile o di quasi impossibile governabilità.
Io credo che alla fine si possa profilare una maggioranza possibile tra il centrosinistra e i centristi di Monti. Ma occorre vedere i numeri per stabilire quale complicazione politica si deve affrontare. In altri termini, come coniugare una lista di Monti con le posizioni di Vendola.

Come giudica la campagna elettorale di Mario Monti?
È indubbiamente una novità, insomma è un professore che può essere equiparato ai vecchi partiti laici della prima Repubblica. Possiamo paragonarlo a Ugo La Malfa del Pri. Ma Monti dimostra che, da solo, ha un bacino elettorale che va dal 12 al 15 percento, cosa che La Malfa non avrebbe mai preso. E occorre sottolineare il “da solo”, perché questa area di elettori è tutta sua, perché Gianfranco Fini guida una truppa da prefisso telefonico e l’Udc di Pier Ferdinando Casini è valutata sotto il 3 percento. Quindi, il piano dei vecchi centristi di usare il professore non solo non è riuscito, ma si è ribaltato, nel senso che il professore occupa tutto il loro spazio.

Questo risultato di Monti potrebbe condizionare il centrosinistra?
È una domanda che non prevede risposte sicure. Occorre vedere i numeri. In tutti i casi, al momento, io vedo in difficoltà soprattutto Bersani, che sta commettendo gravi errori politici. Abbiamo già accennato alla posizione troppo difensiva sul Monte Paschi, ma in tutto quest’anno Bersani doveva costruire un vero centrosinistra, non una sinistra, che storicamente è minoritaria in Italia.

Molti dicono che sembra circondato: Berlusconi come opposizione “storica”, Monti che lo incalza da destra e Ingroia che lo tallona da sinistra in versione giustizialista.


COMMENTI
05/02/2013 - unità nazionale (luisella martin)

L'ipotesi, ultima dell'intervistato, di un governo di unità nazionale è l'unica auspicabile, non tanto per l'impossibilità di avere una maggioranza al Senato nel caso di vittoria della sinistra, ma perché solo in quel modo si potranno realizzare le riforme, sia che vinca Berlusconi, sia che vinca Bersani. Purtroppo però, se vince Bersani, ci vorranno mesi prima che il governo trovi strategie utili per l'immediato; nell'attesa di definire nei dettagli le proposte del sindacato, i lavoratori perderanno il posto e chiuderanno le fabbriche. Se viceversa dovesse vincere Berlusconi, dopo la prima iniezione di fiducia data dalla restituzione dell'IMU, il popolo riprenderebbe a sperare ed allora l'unità nazionale (l'apporto del lavoro costruttivo della sinistra) potrebbe davvero riportarci a galla fino alle prossime elezioni che porteranno al Parlamento giovani italiani non importa se di sinistra, di destra o di centro.