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DIETRO LE QUINTE/ Polito: ecco la vera "trattativa" tra Monti e Bersani

Come vanno interpretate le aperture al centro di Bersani e la sua disponibilità a collaborare, all’indomani delle elezioni, con Mario Monti? Lo abbiamo chiesto ad ANTONIO POLITO

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L’impressione è che Bersani stia cercando di far digerire per tempo ai suoi elettori, specie a quelli più di sinistra, l’inevitabile alleanza: «Noi siamo prontissimi a collaborare con tutte le forze contro il leghismo, contro il berlusconismo, contro il populismo. E quindi certamente anche con il professor Monti», ha dichiarato a Berlino, di fronte al German Council on Foreign Relations. Ma non aveva detto, pochi giorni fa, che al limite avrebbe accettato - e ci mancherebbe - un appoggio esterno? Il premier, dal canto suo, si è detto ovviamene disponibile a lavorare insieme per le riforme, mentre Sel, ormai consapevole di essere il terzo incomodo, tenta una difesa d’ufficio, parlando di inconciliabilità tra Pd e centro. Poi, le sferzate di rito. Assolutamente innocue: Bersani che dice «Vendola non si tocca, giù le mani dalla mia coalizione» e Monti che “impone” a Bersani di fare chiarezza circa il suo polo. Intanto, l’accordo è sempre più nell’aria. Abbiamo chiesto ad Antonio Polito, editorialista de Il Corriere della Sera, quali scenari si prefigurano.

Da cosa dipende l’apertura di Bersani?

Che Bersani stesse parlando ai tedeschi, l’alleato europeo più influente, è tutt’altro che indifferente: per loro – e non solo per loro -, infatti, la proposta di governo più credibile consiste nell’alleanza tra il Pd e Monti. Anche prima che si formassero gli attuali schieramenti lo era. Non è un caso che si ipotizzasse un Monti in panchina, da convocare a Palazzo Chigi in seguito alla vittoria elettorale del Pd. Il Pd, tuttavia, ha scelto un’altra strada, ritenendo di poter vincere le elezioni con le proprie forze, e di non volere concorrenza a sinistra. Per questo, ha realizzato una carta di intenti e celebrato le primarie. Ma la strada si è rivelata pericolosa.

Perché?

Con 2mila miliardi di debito pubblico, non possiamo permetterci di ignorare il fatto che uno schieramento così composto stia allarmando il resto d’Europa, i governi, la cancellerie e i mercati; le componenti più di sinistra della coalizione hanno una concezione della crisi, dell’uso del denaro pubblico e del fisco che agli occhi degli attori internazionali rende il centrosinistra poco attendibile. Del resto, le questioni di primissimo piano su cui Pd e Sel sono in disaccordo sono fondamentali, dalle missioni all’estero, alla politica internazionale, dal fiscal compact al pareggio di bilancio.

Eppure, quando Bersani ha stretto l’accordo con Sel, sapeva con chi aveva a che fare.