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"PROGRAMMA" PD/ Forte: vi spiego cosa non va nei 5 punti di Bersani

Pubblicazione:sabato 9 febbraio 2013

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Considerando che storicamente, per il Pd, realtà come la scuola o la sanità non possono essere altro che pubbliche, mentre il privato va sempre e solo guardato con sospetto, l’espressione di Bersani sottende l’intenzione di lasciare, in realtà, tutto inalterato.

Sul fronte delle tasse, infine, ha parlato del miglioramento della fedeltà fiscale.

Prima della fedeltà, sarebbe meglio parlare di equità fiscale. E smetterla di sbeffeggiare  il condono fiscale proposto da Berlusconi rispetto ad Equitalia, un’agenzia che, oltre alle tasse, fa pagare gli interessi sulle tasse, le more sui mancati pagamenti, e gli interessi sulle more arrivando, in certi casi, a moltiplicare in maniera disinvolta, indiscriminata ed erronea gli importi iniziali.  Detto questo, la fedeltà dovrebbe essere applicata, anzitutto, dal Fisco nei confronti del contribuente: evitando di scrivere norme incomprensibili, nebulose o retroattive, di pretendere il pagamento delle rate di un’imposta prima di conoscerne l’aliquota, o di dare la caccia all’evasore colpendo i cittadini onesti.

 

(Paolo Nessi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
11/02/2013 - debito pubblico e sviluppo sostenibile (antonio petrina)

Anche per gli economisti la spesa pubblica è debito e quindi, secondo Einaudi, occorre scegliere tra: 1) finanziare le opere indefferibili (messa a norma scuole ed ospedali)con imposte patrimon iali (soluzione sconsigliata) 2) finanziare le spese rinunciando al nuovo risparmio disponibile (soluzione consigliata) e/o rinunciando ad altro consumo ( es di abitazione private,di stabilimenti per produzione di beni privati ( vestiti,ecc.) Prestiti a babbo morto per queste cose grosse è impossibile ottenerne.Tertium don datur!(Einaudi,Fantasmi illusioni ed eleganze dei debiti pubblici)

 
09/02/2013 - a proposito di correttezza fiscale (Fabrizio Terruzzi)

Caro professore, a proposito di correttezza dello Stato (Equitalia) verso il contribuente, io vivo abitualmente oltre che in Italia, in Francia e in Svizzera. In Francia non ho dovuto mai fare alcuna denuncia. Ci ha sempre pensato il fisco a farmi sapere cosa, quanto e quando devo pagare, mandandomi a tempo debito una cartella. E qualsiasi mezzo di pagamento a loro sta bene. Una volta che avevano sbagliato i calcoli mi sono presentato all'ufficio imposte, sono stato subito ricevuto, e nel giro di 10 giorni mi è arrivato il rimborso. Senza dover far ricorsi, raccomandate o scrivere una sola riga. In Svizzera ogni due anni (mi pare) devo fare una denuncia. Ma sono loro a ricordarmelo inviandomi a casa (in Italia!) il modulo. Non mi è richiesto altro. A fare i calcoli e quant'altro ci pensano loro. Io mi limito a fargli un bonifico bancario quando mi arriva la cartella delle tasse. Mentre in Italia: 1) devo sapere dell'esistenza di una legge fiscale 2) devo leggerla e interpretarla (bel problema visto come è scritta) 3) devo calcolare l'imposta 4) devo ricordarmi di pagarla nei modi e nei tempi prescritti e se in tutto questo processo commetto un errore sono trattato implacabilmente come un evasore. Siamo ancora rimasti allo stato borbonico!.