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"PROGRAMMA" PD/ Forte: vi spiego cosa non va nei 5 punti di Bersani

Pubblicazione:sabato 9 febbraio 2013

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Se i sondaggi dicono il vero, il centrosinistra vince le elezioni. Se poi riuscirà a governare, considerando che va delineandosi un Senato privo di maggioranza, a causa di una legge elettorale che conferisce il premio su base regionale, è un altro paio di maniche. Sta di fatto che prestare attenzione alle linee programmatiche del Pd è fondamentale per capire che prospettive potrebbero prefigurarsi. Intervenendo in un incontro pubblico a Biella, Bersani, in estrema sintesi, ha spiegato: «Bisogna ottenere in Europa una parte di investimenti non calcolati sul deficit; ricavare un po' di margini dalla riduzione dei tassi; vendere immobili pubblici, ma senza ipotizzare cifre mirabolanti come ha fatto Brunetta; intervenire sulla spesa pubblica, più con il cacciavite che con l'accetta; migliorare la “fedeltà fiscale”». Abbiamo chiesto a Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze, come considera i cinque punti di Bersani per rilanciare l’economia e l’occupazione.

Sarebbe opportuno chiedere che alcune spese per gli investimenti vengano rimosse dal calcolo del deficit?

E’ una sciocchezza che denota un’attitudine estremamente pericolosa. Il rapporto debito/pil determina nei mercati la credibilità o meno di un paese (quindi gli spread); tale credibilità non dipende dalla natura della spesa, come nei modelli teorici, ma, semplicemente, dall’entità del suddetto rapporto. Ovvero, dalla fiducia avvertita dagli altri rispetto alla capacità di onorare i propri debiti. Non importa se si trova un artifizio per non introdurre alcune voci nel computo finale. Sta di fatto che la spesa aumenta. Oltretutto, posto che un qualche effetto positivo possa prodursi, sarebbe sfasato nel tempo. Nell’immediato, nessuno garantisce che l’aumento del debito non genererà ulteriori problemi.

Lei cosa suggerisce?

Si dovrebbe, casomai, ricorrere in ampia misura al finanziamento privato attraverso la cosiddetta public private iniziative, il sistema adottato dai laburisti inglesi. Gli investimenti, cioè, possono essere in gran parte azionati mediante l’iniziativa privata, magari concedendo limitate sovvenzioni pubbliche. Tra le iniziative private si può contemplare anche un intervento della Cassa depositi e prestiti. In definitiva, l’impostazione di Bersani e dirigista, illusoria, e non tranquillizza i mercati.

Bersani ha avanzato, inoltre, l’ipotesi di ampliare i margini riducendo i tassi.


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COMMENTI
11/02/2013 - debito pubblico e sviluppo sostenibile (antonio petrina)

Anche per gli economisti la spesa pubblica è debito e quindi, secondo Einaudi, occorre scegliere tra: 1) finanziare le opere indefferibili (messa a norma scuole ed ospedali)con imposte patrimon iali (soluzione sconsigliata) 2) finanziare le spese rinunciando al nuovo risparmio disponibile (soluzione consigliata) e/o rinunciando ad altro consumo ( es di abitazione private,di stabilimenti per produzione di beni privati ( vestiti,ecc.) Prestiti a babbo morto per queste cose grosse è impossibile ottenerne.Tertium don datur!(Einaudi,Fantasmi illusioni ed eleganze dei debiti pubblici)

 
09/02/2013 - a proposito di correttezza fiscale (Fabrizio Terruzzi)

Caro professore, a proposito di correttezza dello Stato (Equitalia) verso il contribuente, io vivo abitualmente oltre che in Italia, in Francia e in Svizzera. In Francia non ho dovuto mai fare alcuna denuncia. Ci ha sempre pensato il fisco a farmi sapere cosa, quanto e quando devo pagare, mandandomi a tempo debito una cartella. E qualsiasi mezzo di pagamento a loro sta bene. Una volta che avevano sbagliato i calcoli mi sono presentato all'ufficio imposte, sono stato subito ricevuto, e nel giro di 10 giorni mi è arrivato il rimborso. Senza dover far ricorsi, raccomandate o scrivere una sola riga. In Svizzera ogni due anni (mi pare) devo fare una denuncia. Ma sono loro a ricordarmelo inviandomi a casa (in Italia!) il modulo. Non mi è richiesto altro. A fare i calcoli e quant'altro ci pensano loro. Io mi limito a fargli un bonifico bancario quando mi arriva la cartella delle tasse. Mentre in Italia: 1) devo sapere dell'esistenza di una legge fiscale 2) devo leggerla e interpretarla (bel problema visto come è scritta) 3) devo calcolare l'imposta 4) devo ricordarmi di pagarla nei modi e nei tempi prescritti e se in tutto questo processo commetto un errore sono trattato implacabilmente come un evasore. Siamo ancora rimasti allo stato borbonico!.