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SONDAGGIO ELEZIONI/ I valori cattolici non sono percentuali, ma interrogano l’'io'

MONICA MONDO si interroga sull'importanza dei valori non negoziabili in queste elezioni. Come si concilia la libertà di voto e coscienza ribadita dalla chiesa con il suo magistero, oggi?

Ci avviciniamo alle elezioni (Infophoto) Ci avviciniamo alle elezioni (Infophoto)

Leggo che un esperto di flussi elettorali e di sondaggi come Renato Mannheimer, intervistato da ilsussidiario.net, parlando del voto dei cattolici, dice che i cosiddetti “temi etici” non interessano, non spostano il consenso. E’ vero, è così. Non appaiono acutamente nelle agende dei partiti e coalizioni, li si tiene accuratamente fuori dai dibattiti televisivi, appaltandoli a quei pochi “fissati” ospitati dai media cattolici, dove tentano di ricordare alcune semplici verità. Tipo, che per un cattolico, che dir si voglia, quel che dice il Papa non è affatto secondario o trascurabile. E si dà il caso che caparbiamente Benedetto XVI ricordi alcuni punti fermi, non negoziabili, tipo la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, tipo la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna.

Poiché siamo in Italia, potrebbero suscitare un certo interesse anche i ragionamenti del cardinal Bagnasco, presidente della Cei, ribaditi ad ogni occasione senza possibilità di equivoco, anche nell’ultimo discorso tenuto davanti all’Assemblea dei vescovi, che come al solito riceve particolare attenzione dalla stampa. Un titolo non si nega a nessuno, altra cosa è raccontare in dettaglio quel che vi è contenuto. “Dobbiamo stare attenti che una certa cultura nebulosa non ci annebbi la vista, inducendoci a non riconoscere più, tra i principi che mandano avanti la società, i fondamenti che non sono confessionali, come si insiste a dire, ma semplicemente di ordine razionale. Anzi, è necessario che in un momento elettorale si certifichi dove essi trovano dimora…” Si può obiettare che nessuno impedisce ai cattolici di sostenere certi valori là dove si trova a vivere, nell’ambiente in cui si trova a operare. Prediligendo per sensibilità, educazione, competenze ora l’uno ora l’altro (chi si occuperà del dramma delle carceri, chi eserciterà attivamente il suo diritto all’obiezione di coscienza, chi lavorerà per la libertà di educazione).

E questo è possibile, a livello personale, votando qualsivoglia partito. Più o meno. Capita infatti che isolati su certe posizioni in uno schieramento politico, semplicemente si passino questi valori in secondo piano, semplicemente lasciandoli da parte, ritenendoli un po’ meno prioritari. Di fatto, non esercitando quella chiara e netta presa di posizione culturale che è chiesta. Alla gente sono cose che non interessano, la società va da un’altra parte, l’Europa non parliamone, e allora perché insistere su ciò che divide? Se si insiste, ci si mette fuori, di fatto elementi da riserva indiana, di scarso rilievo. Basti ricordare il disagio dei alcuni cattolici nel calderone dell’Ulivo, emigrati dopo sforzi lodevoli quanto vani nell’accogliente Udc. 


COMMENTI
10/02/2013 - l'albero e i frutti (Francesco Lepore)

si dice da anni tra i cattolici non votiamo un partito "non incidente come percentuale"ma uno potente che a parole ci difende insomma il voto utile. Quindi il voto è finito in un partito solo xchè era contro alla sx ,ma i risultati sono le macerie x l'Italia e l'irrilevanza x i cristiani(le poltrone al senato non le ritengo successi della cristianità) Qs discorso utilitaristico sottintende un complesso di inferiorità della proposta cristiana:dai cattocomunisti ai cattoberlusconiani non c'è molta differenza. Non si crede in cio che si propone,non si crede che possa essere x tutti e quindi anche un successo elettorale ma ci si accoda al potente mendicando le briciole SE l'albero si giudica dai frutti bei risultati si sono ottenuti e tutto era scritto da Zverina"non conformatevi alla mentalità di qs mondo" Insomma se non si vota il partito che almeno a parole (ma anche nei fatti vedi Eluana con l'azione di Volontè) non avrà mai incidenza ma poi non lamentiamoci della ns irrilevanza. Sicuramente quel partito ha bisogno di una bel restauro(un grosso restauro) ma almeno c'è. Ha bisogno non tanto del ns voto ma del ns "io" ,infatti il problema non è partitico ma lo diventa mancando il voto di preferenza. se Formigoni fosse rimasto li non ascoltando le sirene e i ricatti di SB(1998).... Ripartiamo da Formigoni non l'ultimo ma quello del 1983\1984 .... ripartire da un'ideale e quindi non impegnammo

 
09/02/2013 - percentuali e scelte (Goggi Ezio)

La Mondo nelle ultime 11 righe del suo articolo pone il problema su cui molti si stanno arrovellando. Certo, con le preferenze sarebbe un'altra cosa, ma non ci sono, e allora? Quanto scritto nella frase tra parentesi sull'UDC (è seria ma non è autorevole in termini percentuali) fa sembrare che l'autrice propenda per quanto scritto più sopra: "il fine giustifica anche mezzi non del tutto condivisibili"; votare cioè un partito meno serio ma che possa avere una percentuale alta. Credo inoltre che, se non ci sono dubbi sulla capacità di Madre Teresa di avere molto chiaro il fine, io sugli altri dei dubbi li avrei: si parte bene ma poi è facile cadere nella tentazione del potere (storie lombarde recenti sono lì a mostrarlo). In questi giorni mi sono riletto i programmi dei 5 principali partiti e nessuno parla degli argomenti riportato dalla Mondo (al massimo li cita in modo contingente). E solo uno (quello non incidente come percentuale) cita il termine "identità cristiana". E allora? Siamo sempre qui ad arrovellarci...

 
09/02/2013 - B e B, andate a quel paese! (Giuseppe Crippa)

Monica Mondo pone con la sua consueta incisività la questione della scelta dei parlamentari cui affidarsi. Fosse possibile esprimere almeno una preferenza, tutto sarebbe molto più semplice. Continuo quindi la mia riflessione pre elettorale – ringraziando la signora Mondo per l’aiuto – e rivolgo un riconoscente (§@#%!!!) pensiero a Berlusconi ed a Bersani, i due che mi hanno negato la possibilità di scegliere direttamente i parlamentari che avrei voluto.