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GOVERNO (?)/ Napolitano e Renzi i veri "nemici" di Bersani

Il Pd ha deciso di non seguire la richiesta di Giorgio Napolitano che esorta ad uno “sforzo serio di coesione” e tenta un “monocolore al buio”. Con quali prospettive? UGO FINETTI

Pier Luigi Bersani (InfoPhoto) Pier Luigi Bersani (InfoPhoto)

Il Pd ha deciso di non seguire la richiesta di Giorgio Napolitano che esorta ad uno “sforzo serio di coesione” e tenta (come si diceva all’epoca della Dc) un “monocolore al buio”.

Eppure le ragioni a sostegno della strada indicata da Napolitano - e cioè di un’intesa tra Pd e Pdl - non sono irrilevanti. Primo: quando si ottiene la maggioranza alla Camera grazie a un “premio” che scatta per lo 0,37 per cento (e si è in minoranza al Senato) è doveroso privilegiare il rapporto con il partito superato per un soffio. Secondo: quando è prioritaria una rinegoziazione a livello europeo è logico ricercare una collaborazione tra i partiti che rispecchiano le due principali componenti che collaborano negli organismi esecutivi e assembleari dell’Unione Europea. Terzo: il Pd di fronte all’elettorato si era impegnato a ricercare prioritariamente una collaborazione sulla sua destra.

Bersani dichiara invece che intende rivolgersi unicamente alla sua sinistra fino a fare appello al voto dei singoli senatori eletti nelle liste di Beppe Grillo. Il Pd sembra iniziare da dove Berlusconi aveva finito: una maggioranza che Massimo D’Alema aveva ironicamente definito di “volontari”.

È un percorso con seri ostacoli, ma è anche vero che a Bersani non mancano carte da giocare.

La prima difficoltà consiste nel riuscire a spostare un gruppo determinante di senatori eletti dal grande attore genovese a cominciare da quelli emiliani. È realistico? I comunisti un tempo dicevano che il partito socialista si poteva mangiare come il salame: a fette. Ma era una situazione diversa. I socialisti che i comunisti potevano spostare erano nel bacino dei dipendenti della Cgil o delle amministrazioni di sinistra. Il Movimento 5 Stelle sembra diverso dal Psi “frontista”. Inoltre fare appello al trasformismo assembleare proprio mentre il Pd, per evitare ogni contatto con Berlusconi, cavalca lo scandalo sui parlamentari “venduti” potrebbe apparire una mancanza di linearità morale. Di certo ci si espone ad una reazione polemica da parte di Grillo non meno brutale di quella in  caso di accordo Pd-Pdl.

Bersani pensa comunque che, una volta riscossa la fiducia della Camera, anche se non ottiene quella del Senato, può rimanere a Palazzo Chigi e gestire il ricorso anticipato alle urne chiedendo agli elettori il voto che i parlamentari gli hanno negato.

In questa seconda tappa ci sono altri due ostacoli: Napolitano e Renzi.

In primo luogo per formare un governo che o prende la fiducia dei singoli parlamentari o porta il Paese al voto occorre il consenso del Quirinale e cioè un incarico non esplorativo, ma pieno e con il Presidente della Repubblica per tutto il tempo in stato passivo: silenzioso e consenziente. In secondo luogo per riproporsi una seconda volta come candidato-premier Bersani deve evitare nuove primarie che invece Matteo Renzi ha già richiesto.


COMMENTI
11/03/2013 - Analisi perfetta, ma... (Francesco Giuseppe Pianori)

Analisi perfetta, ma, quando s preferisce l'ideologia alla realtà... Bersani si avvia al disastro personale e di tutta l'Italia. Bersani e D'Alema non sono mai stati dei politici; hanno solo e sempre puntato al potere, senza intelligenza e senza vero interesse per la vita degli italiani. C'è solo da sperare nel Papa che verrà.