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GRILLO E M5S/ Ecco perché la loro web-democrazia non può funzionare

Beppe Grillo (InfoPhoto) Beppe Grillo (InfoPhoto)

La pur doverosa denuncia del male altrui non è la dolorosa occasione di una riflessione sulla fragilità della condizione umana nella consapevolezza che nessuno può tirarsene fuori (come accade nella migliore tradizione morale umanistica e religiosa), ma il pretesto per giustificare se stessi di fronte a ciò che rimane della propria e altrui coscienza morale e per dividere il mondo in due: noi e gli altri, onesti e corrotti, "società civile" e "casta". Il grillismo è anche figlio di Striscia la notizia e delle Iene e non è un caso che Antonio Ricci sia stato per molti anni l’autore dei testi dei monologhi di Beppe Grillo.

Ma che dire della tanto decantata democraticità della Rete? Il discorso meriterebbe un approfondimento impossibile in questa sede, visto che non sono pochi e nemmeno ininfluenti gli studiosi che hanno esaltato le doti democratiche di internet. Se c’è un aspetto che però è decisivo per la democrazia è l’esistenza di uno spazio pubblico, vale a dire di una dimensione esistenziale (necessariamente impura) che rende possibile agli individui di apparire in parola e azione comunicando agli altri le proprie opinioni e, in definitiva, se stessi. Uno spazio pubblico esiste se è possibile l’incontro con l’altro e la fatica del confronto col suo punto di vista.

L’incontro con l’altro presuppone innanzitutto la possibilità di percepirlo nella sua alterità, la possibilità che esso mi spiazzi rispetto ai miei pregiudizi, alle mie attese e pretese. Se è necessario riferirsi a categorie (destra, sinistra, conservatori, progressisti ecc.) per ordinare questo spazio, è anche necessario però che tale categorizzazione non abbia un carattere ideologico, cioè che non ci impedisca l’incontro con l’altro nella sua individualità e concretezza esistenziale. L’incontro con l’altro coinvolge la persona nella sua interezza: sensibilità, intelletto, immaginazione, emotività. L’asetticità non è un’opzione; simpatia e antipatia, amore e odio sì.

In definitiva, l’incontro con l’altro potenzia e allo stesso tempo è reso possibile dalla riflessività. Solo se son capace di allargare la mia mente per comprender la prospettiva altrui posso comprendere chi è diverso da me e allo stesso tempo scoprire dimensioni del reale a me sconosciute, necessarie perché il mio giudizio sia capace di non ridurre la complessità del mondo e la mia decisione sia il meno ingiusta possibile.

Sicuramente il sistema dei mass media non favorisce tale processo. L’esperienza comune di un talk-show politico è quella di un battibecco in cui le prospettive difficilmente si incontrano. Ma l’universo dei nuovi media elettronici ­(dalla posta elettronica ai social network, dagli sms ai forum di discussione) sembra operare ancora di più nel rinchiudere la prospettiva soggettiva in una sorta di fortino da cui rispondere colpo su colpo, in una maniera reattiva che spesso sfocia nel turpiloquio, a quelle che vengono recepite nel migliore dei casi come provocazioni.  


COMMENTI
12/03/2013 - Rete piatta (Pierluigi Assogna)

Ottima analisi. La differenza tra "second life" e la vera vita, fatta di persone e problemi, è che in quest'ultima si formano innumerevoli comunità di cooperazione e condivisione di modelli di analisi e comportamento, che si mantengono appunto sulla base di sensazioni, emozioni, fisicità, oltre che di razionalità. Queste comunità, a loro volta interdipendenti, generano un gran numero di lievelli: una rete completamente piatta (1 vale 1) non può esistere nella realtà, e neppure nella simulazione del web, dove ovviamente c'è qualche 1 che vale più di 1.