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IL CASO/ Ecco perché Berlusconi non è come Craxi

Pubblicazione:lunedì 11 marzo 2013

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E' difficile oggi immaginare che cosa Craxi avrebbe fatto se non ci fosse stata la stagione di “tangentopoli”. In tutti i casi il leader socialista, anche nell'esilio di Hammameth, restava un testimonio storico di chi aveva dato battaglia, sin dalla metà degli anni Ottanta; per la “grande riforma” dello Stato; per la difesa dell'originalità della struttura economica italiana; per essere stato un fedele alleato della Dc ma anche un suo oppositore in alcune circostanze; per essere stato un fedele alleato “atlantico” degli Stati Uniti, ma nello stesso tempo l'uomo che manda i carabinieri a Sigonella per opporsi all'arroganza agli americani; per essere stato un fiero oppositore del comunismo, ma nello stesso tempo lo “sdoganatore “degli ex Pci nell'Internazionale socialista. E si può aggiungere oggi, anche un “profeta” delle sventure di questa inconsistente cosiddetta “seconda repubblica”.

Il “tutto politico” Bettino Craxi era un riformista di sinistra, come ricordano oggi uomini come Emanule Macaluso e Massimo D'Alema nei loro libri-interviste. E resta sempre un fatto paradossale che il funerale di Craxi sia stato un “funerale di Stato”, anche se il leader morto era stato condannato dai tribunali italiani, con critiche che vennero dall'estero e dalle Corti internazionali. Forse è stato meglio per tutti i protagonisti di questi ultimi venti anni che Craxi morisse in esilio, perché, anche da “vecchio” politico, avrebbe riservato, con libri o dichiarazioni, sorprese scomode.

Detto con tutto il rispetto possibile, preso anche atto dello “zelo” incalzante che la magistratura ha nei suoi confronti, la scomodità di Silvio Berlusconi appare molto più ridotta rispetto a quella di Craxi. Il Cavaliere ha governato per anni con larghissime maggioranze e ha dato quasi sempre l'impressione di voler gestire l'esistente, più che di mettere in atto scelte decisive e svolte di modernità e di necessità all'Italia. Si aggiunga a questo che spesso Berlusconi è il “primo nemico di se stesso” con una serie di comportamenti, che seppure gonfiati dai mass media, con la politica hanno poco a che fare. Nell'inconsistenza della cosiddetta “seconda repubblica”, si vede tutta l'inconsistenza dei protagonisti di questa stagione, siano essi “vittime” o “carnefici”. Lasciamo perdere quindi paragoni (se sono stati fatti) e continuità che proprio non esistono.



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COMMENTI
11/03/2013 - Una strada verso la terza repubblica ? (dario ceriani)

Sono venti anni che sentiamo la tiritera di Berlusconi cattivissimo e delle toghe rosse cattivissime e purtroppo siamo ancora al punto di vent'anni fa, sempre piu' incartati e incattiviti da questa inutile sfida. Berlusconi non è riuscito a "ripulire" la magistratura dalle derive sinistrissime anche quando aveva maggioranze bulgare in Parlamento e le toghe rosse non sono riuscite a "ripulire" l'Italia da Berlusconi cattivissimo nonostante una montagna di processi. E noi? Noi siamo in un Paese bloccato da questa gara suicida che continua senza che nessuno dei due prevalga. A me interessa il bene dell'Italia e non tanto un vincitore di una gara che non mi appassiona. Forse sarebbe il caso che Berlusconi,nè vincitore nè sconfitto, si tirasse da parte perchè non ha piu' alcuna possibilità di vittoria in questa partita anche se ha ancora la capacità di vincere le campagne elettorali ed è ormai è diventato un ingombro anche per il PdL. Solo allora le forze politiche (destra, centro, sinistra) alleggerite da questo ormai fardello potranno iniziare un dialogo per una vera riforma della giustizia che comprenda anche, ma dico anche, il tema di una (parte di) magistratura totalmente autoreferenziale. Questo perchè la riforma della giustizia si farà solo insieme, pena non farla mai. Ma vi rendete conto che, con i problemi che abbiamo oggi sul tavolo, discutiamo come tra opposte tifoserie di congiuntiviti, certificati medici, visite fiscali ecc.! Siamo bloccati e ridicoli...