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IL CASO/ Ecco perché Berlusconi non è come Craxi

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Sembra, si dice, e quindi è tutto da prendere con “beneficio d'inventario”, che Silvio Berlusconi abbia detto, ricoverato al San Raffaele per una grave forma di congiuntivite, che la magistratura lo vuole “fare fuori come ha fatto con Craxi”. Ora, che ci sia dello “zelo” particolare, per usare un eufemismo, della magistratura, quella milanese in particolare, nei confronti di Berlusconi, anche un orbo riuscirebbe a vederlo.

In più, sarebbe ormai difficile negare che le vicende della politica italiana, in questi ultimi venti anni, non siano state segnate dall'azione della magistratura. Ma detto questo, la frase di Berlusconi, se è stata veramente pronunciata, non rappresenta affatto, se questa era l'intenzione, un nesso di continuità tra quella che fu la politica craxiana e quella berlusconiana. Continuità che invece va tanto di moda, ancora oggi, nello schematismo di analisti e di un giornalismo ormai approssimativo e completamente sfasato rispetto alla realtà.

In questo caso occorre fare almeno un paragone tra i due contesti: quello dell'inizio anni Novanta e quello che si sta vivendo oggi, all'insegna della precarietà, dell'incertezza e dell'ingovernabilità politica, della grande crisi economica e finanziaria e della totale ininfluenza della politica (non solo in Italia) davanti al potere dei grandi centri finanziari mondiali.

L'affondamento della “prima repubblica” arrivò nel momento di una svolta storica epocale e fu solo parzialmente “pilotato” da vari centri di potere interni e internazionali. L'Italia e la sua classe politica dovevano affrontare un grande cambiamento istituzionale, prima ancora che un cambiamento di carattere economico strutturale. Ci furono all'epoca molti errori di valutazione, molte forme di irresponsabilità e di vigliaccheria. Si preferì alla fine riconvertire in modo “spiccio e spesso brutale” l'apparato di economia mista italiana, piuttosto che mettere mano alle necessarie riforme istituzionali che erano diventate improcrastinabili. 


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COMMENTI
11/03/2013 - Una strada verso la terza repubblica ? (dario ceriani)

Sono venti anni che sentiamo la tiritera di Berlusconi cattivissimo e delle toghe rosse cattivissime e purtroppo siamo ancora al punto di vent'anni fa, sempre piu' incartati e incattiviti da questa inutile sfida. Berlusconi non è riuscito a "ripulire" la magistratura dalle derive sinistrissime anche quando aveva maggioranze bulgare in Parlamento e le toghe rosse non sono riuscite a "ripulire" l'Italia da Berlusconi cattivissimo nonostante una montagna di processi. E noi? Noi siamo in un Paese bloccato da questa gara suicida che continua senza che nessuno dei due prevalga. A me interessa il bene dell'Italia e non tanto un vincitore di una gara che non mi appassiona. Forse sarebbe il caso che Berlusconi,nè vincitore nè sconfitto, si tirasse da parte perchè non ha piu' alcuna possibilità di vittoria in questa partita anche se ha ancora la capacità di vincere le campagne elettorali ed è ormai è diventato un ingombro anche per il PdL. Solo allora le forze politiche (destra, centro, sinistra) alleggerite da questo ormai fardello potranno iniziare un dialogo per una vera riforma della giustizia che comprenda anche, ma dico anche, il tema di una (parte di) magistratura totalmente autoreferenziale. Questo perchè la riforma della giustizia si farà solo insieme, pena non farla mai. Ma vi rendete conto che, con i problemi che abbiamo oggi sul tavolo, discutiamo come tra opposte tifoserie di congiuntiviti, certificati medici, visite fiscali ecc.! Siamo bloccati e ridicoli...