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Politica

SPILLO/ Da Fazio a Saviano, le "anime belle" invocano Grillo ma trovano solo il vecchio Pci

Stalin (InfoPhoto)Stalin (InfoPhoto)

Ci vorrebbe un quaderno per fare l'elenco di questi documenti e ci vorrebbe un piccolo dizionario per elencare tutti i sottoscrittori, quasi sempre gli stessi dell'intellighènstija della sinistra italiana. Alcuni firmavano quasi automaticamente e la raccolta delle firme era una prassi molto oliata. Si sapeva ad esempio che Alberto Moravia e Umberto Eco non potevano di certo mancare. Ma quasi sempre il coinvolgimento era molto ampio, un tam-tam mediatico che garantiva quasi un'appartenenza a una sorta di “tribù” di cosiddetti non allineati di sinistra, progressisti per antonomasia, “anime belle” che garantivano e sponsorizzavano dall'alto della loro importanza una linea politica da una posizione che doveva apparire “esterna e disinteressata”.

C'è chi è andato, per pura curiosità, a rivedere i testi e i firmatari e vi ha trovato delle acrobazie ideologiche e dei “firmaioli” trapezzisti, circensi, che lasciano letteralmente stupefatto il lettore curioso.

In realtà, nell'attuale mondo cosiddetto post-ideologico, si pensava che questa pratica fosse abbandonata e bastassero le apparizioni televisive o i messaggi della “rete” a dichiarare un'appartenenza o una scelta di carattere politico. Evidentemente non è così. Probabilmente perché il “passaggio politico” doveva essere necessariamente più elaborato. Bisognava per forza ricorrere al “vecchio Muenzenberg” per spiegare.

Se si guarda agli anni Trenta, si nota che il Komintern passò quasi all'improvviso dalla politica del socialfascismo, con la indiscriminata condanna di ogni forma socialdemocratica, alla lotta unitaria contro il nazifascismo. Non fu uno scherzo quella svolta e ci volle tutta l'abilità dei grandi propagandisti per far digerire un simile cambiamento di linea.

Oggi, in tempi e contesti certamente diversi, bisogna cambiare strategia. Se Grillo e il suo movimento erano fino a tre settimane fa l'essenza dell'antipolitica e del populismo, da battere e marginalizzare, oggi sono diventati una “speranza di cambiamento”, se si alleano in qualche modo al carro del centrosinistra. Qualcuno lo chiama realismo, altri pratiche acrobatiche. In ogni caso, per una simile giravolta, la “rete” è insufficiente. Ci voleva il documento con i sottoscrittori, che, magari in perfetta buona fede, diventano gli epigoni di una prassi di cui non si sentiva nostalgia.

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