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SCENARIO/ Folli: l'assalto del Pdl ai pm "lancia" il governo di Napolitano

Pubblicazione:mercoledì 13 marzo 2013 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 13 marzo 2013, 10.56

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In molti pensavano che il Pdl avrebbe desistito. Che non si sarebbe spinto fino a manifestare, di fronte e dentro al Tribunale di Milano, occupandolo, contro i magistrati che stanno chiamando a processo Berlusconi. Invece, lunedì, il partito è andato fino in fondo. Ieri, una delegazione guidata da Alfano, è salita da Napolitano, che ha dichiarato: «i protagonisti e le istanze rappresentative della politica e della giustizia non possano percepirsi ed esprimersi come mondi ostili, guidati dal sospetto reciproco, anziché uniti in una comune responsabilità istituzionale». Inoltre, dopo essersi rammaricato per il gesto del Pdl, ha aggiunto che, benché si tratti di un «inammissibile sospetto», sarebbe «aberrante» il tentativo di far fuori Silvio Berlusconi per via giudiziaria. Abbiamo parlato di tutto ciò con Stefano Folli, editorialista de Il Sole 24 Ore.


Lei come giudica la manifestazione del Pdl?

E’ stata un’operazione inopportuna, originata dal grave stato di ansia e inquietudine in cui versa il centrodestra in seguito alle vicende giudiziarie di Berlusconi. Un’iniziativa tanto più pericolosa se si considera il fatto che proviene da una forza così grande. In una sana concezione delle istituzioni non può essere contemplata l’ipotesi di un potere dello Stato che attacchi la magistratura.

 

Non ritiene, tuttavia, che la magistratura abbia dato vita ad una forma di persecuzione nei confronti di Berlusconi?

Certo. C’è una forma di accanimento nei suoi confronti. Questo, tuttavia, non legittima le posizioni assunte da una forza politica che rappresenta pur sempre un quarto degli italiani.

 

Quindi, il Pdl cosa avrebbe dovuto fare?

Avrebbe potuto e potrebbe cercare di muoversi su binari istituzionalmente più corretti. E avrebbe dovuto farlo già da tempo. Non dimentichiamo che per tanti anni è stato la forza parlamentare maggiore, ha avuto una responsabilità enorme ma, spesso, ha sposato pericolose linee radicali. In tal senso, mi auguro che, con o senza Berlusconi, decida di riposizionarsi su quella linea ragionevole in grado di rappresentare la maggioranza di quei moderati che, in un arco temporale molto lungo, lo hanno sostenuto. Non dimentichiamo che il consenso è calato anche a causa di alcune estremizzazioni.

 

In tutto questo, quale può essere il ruolo di Napolitano?


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