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IL CASO/ Barcellona: cosa c'entra la "fumata bianca" con Grillo e Berlusconi?

Pubblicazione:giovedì 14 marzo 2013

Quirinale (Infophoto) Quirinale (Infophoto)

 È il peggio di quel che può accadere ad un partito in crisi proprio per ragioni che riguardano la chiarezza e la novità della propria proposta politica. Nessuno prova davvero a fare i conti su quanto deleteria sia stata la subalternità mostrata nei confronti del cosiddetto montismo e delle istituzioni finanziarie europee e mondiali. Non è per gettare aceto sulle piaghe ma debbo amaramente riconoscere che forse nell'attuale direzione del Pd manca il coraggio per misurarsi davvero con il rischio della scomparsa nella storia italiana di una sinistra che non sia una pura voce di repertorio.

Squallido e deprimente il quadro offerto infine dal gruppo dirigente del Pdl e delle tante suffragette che si alternano ai microfoni per urlare fanaticamente la loro ammirazione per Silvio Berlusconi. La manifestazione indetta per il 23 marzo sul tema della giustizia è una vera offesa all'intero Paese e dico questo perché ho sempre criticato la magistratura che invade il terreno della politica e che in questo periodo storico ha perso ogni credibilità presso i cittadini con il suo costante tentativo di ipotizzare una soluzione giudiziaria dei grandi problemi del Paese. Non voglio pensare che alcuni magistrati facciano una vera e propria strumentalizzazione dei loro poteri d'indagine ma resto stupefatto dalla strana tempistica e contestualità che caratterizza molte iniziative giudiziarie di questa fase storica. Sono stato sempre convinto che l'azione penale debba essere obbligatoria ma che vadano tuttavia regolati rigorosamente il tempo e i modi in cui si svolgono le indagini. Da Monte dei Paschi, alla Finmeccanica, agli scandali della sanità, alle varie crisi industriali per gestioni illecite e noncuranti dei rischi per i cittadini: non c'è settore della nostra vita che ormai si sottragga all'attesa di provvedimenti giudiziari che non giungono mai a termine. È inutile ricordare che decenni di stragi e di delitti eccellenti non hanno dato al paese ancora alcuna verità definitiva.

Naturalmente non penso che si debbano concedere privilegi e immunità agli uomini politici più in vista ma sono convinto che la tempistica dei vari atti processuali debba tener conto del quadro generale del Paese e degli effetti destabilizzanti che si possono produrre nel corpo sociale quando il senso comune percepisce la singolarità di certe coincidenze. Naturalmente questa confusione tra politica e giustizia è stata nelle ultime elezioni fortemente incrementata dalle candidature di magistrati che per i loro compiti sono stati nella condizione di avere accesso a segreti e informazioni a cui i cittadini non hanno mai avuto accesso.


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