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Politica

SCENARIO/ 1. Camera e Senato, il fantasma del 2006 "minaccia" il Pd

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Non credo. Il Pd ha lasciato moltissime schede bianche. Un modo tipico per prendere tempo quando non esiste un accordo, e per non precludersi alcune opzioni, in attesa che si riesca ad aprire un tavolo di trattative. Si è fatto in tante altre occasioni, non c’è nulla di scandaloso. Questa volta, però, il tentativo è fallito. Verosimilmente, quindi, oggi il Pd eleggerà un presidente proveniente dalle sue fila.

 

Pare che Pdl e Pd stiano trattando per eleggere Maurizio Lupi alla Camera.

Tutto è possibile. D’altro canto, il Pd, che ha vinto le elezioni senza vincerle, dovrebbe fare un gesto distensivo: non prendersi tutte le due presidenze. Decidere di darne una, quindi, al Pdl invece che a Grillo sarebbe comunque una scelta sensata.

 

Sembra, in ogni caso, che l’unica cosa che interessi al Pdl sia di eleggere un presidente che conceda un salvacondotto giudiziario a Berlusconi.

Questo non è pensabile. Ci sono una Costituzione e delle leggi da rispettare.  Non è ammissibile un salvacondotto per una singola persona. Non sta in piedi. Si tratta di ipotesi bizzarre che girano in queste ore.

 

Sul fronte della creazione di un nuovo governo, cosa potrebbe accadere al termine delle operazioni di voto?

Sappiamo che Bersani punta alle elezioni anticipate a giugno. Ma i tempi tecnici per indirle così in fretta, come vorrebbe lui, non ci sono. Salvo un miracolo. Più probabilmente, quindi, si andrà a elezioni in autunno. Nel frattempo, dopo le consultazioni, si sarà dato un incarico a qualcuno. A Bersani stesso, forse. Il quale, se non riuscirà ad ottenere l’appoggio dei grillini, e molto probabilmente non ci riuscirà, non potrà di certo ripresentarsi come candidato premier. C’è un’unica via di fuga, per quanto fantasiosa.

 

Quale?

Bersani, per sopravvivere, potrebbe proporre un governo M5S. Con Grillo – o chi per lui – premier, e il Pd in maggioranza cui spetterebbero alcuni ministeri. Dubito, tuttavia, che Grillo ci starà. Dubito anche fortemente che il Pd accetterà mai di allearsi con il Pdl. L’opzione, alle prossime consultazioni, segnerebbe la sua disfatta.

 

(Paolo Nessi)

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