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SCENARIO/ 1. Adinolfi (ex Pd): la sinistra pigliatutto ci porta al "golpe" istituzionale

Pubblicazione:domenica 17 marzo 2013

Pier Luigi Bersani (InfoPhoto) Pier Luigi Bersani (InfoPhoto)

Siamo al limite del golpe istituzionale: a parlare così non è Silvio Berlusconi ma Mario Adinolfi, da sempre legato all'area di sinistra. Il suo commento ai risultati delle elezioni per la presidenza di Camera e Senato che hanno visto la vittoria dei due candidati del centrosinistra è lapidario: "E' lo stesso errore fatto nel 2006, quando si presero le presidenze delle Camere, il governo e anche il Quirinale. E' una tentazione egemonica che c'è sempre stata nell'ala post comunista del Pd, un grave errore culturale che adesso porterà a un clima apocalittico".

 

Adinolfi, lei commentando su twitter le elezioni alle Camere ha detto che il Pd ha fatto lo stesso errore del 2006. Ci spieghi cosa intende.

Se vi ricordate, nel 2006 il centrosinistra vinse per 24mila voti le elezioni. Vinse dunque per pochissimi voti e forzò la mano sulla presidenza delle Camere prima con Bertinotti al Senato e poi con Marini alla Camera. Lo schema si completò con la nascita del governo Prodi, un governo ottenuto con uno o due voti di maggioranza e poi con l'elezione del capo dello Stato, Giorgio Napolitano.

 

Il centrosinistra insomma si prese tutto. Perché fu un errore?

Questo era il quadro con un centrosinistra che si prende tutto in una dimensione di consenso popolare che pure allora era sostanzialmente maggioritario mentre questa volta è pari al 30% dei consensi. Molto, molto meno di allora. Quell'atteggiamento nel 2006 produsse una legislatura di fortissime tensioni che non riuscì a reggere neanche due anni.

 

Questa volta invece?

Questa volta dove hai solo il 30% dei voti dovevi avere una sola strategia ragionevole: coinvolgere il più possibile i vari soggetti che erano arrivati chi più chi meno tutti al 30%, oppure Grillo.

 

Lei in concreto cosa avrebbe fatto?

In soldoni se fossi stato io il Pd avrei votato Fico alla Camera, al Pdl avrei dato il Senato e avrei chiesto a Monti di proseguire sulla strada del governo. Mi sarei invece concentrato sull'elezione del capo dello Stato, l'unico vero obbiettivo di lunga durata.

 

Questo perché lei crede che questa legislatura crollerà presto?

Quello che è stato votato oggi dura forse tre o forse sei mesi. Il Quirinale dura sette anni comunque vadano le cose in Parlamento. Quello che mi chiedo è: vale la pena sprecare tutte queste energie, avviare tutta questa conflittualità per incarichi che durano tre o sei mesi? Non era meglio fare un lavoro che portasse al Quirinale un esponente del centro sinistra in un clima però politicamente meno forzato possibile? 


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COMMENTI
19/03/2013 - servono le condizioni per mantenere le promesse... (ANTONIO Saini)

Per mantenere le promesse elettorali servono le condizioni. Berlusconi non restituisce l'imu non avendo la maggioranza. Bersani, non avendo il 51% non può governare " come se avessimo il 49%". Allora, avendo meno del 30%, può governare " come se avessimo il 100%".

 
17/03/2013 - Ma quale golpe istituzionale? (Giuseppe Crippa)

Non concordo affatto con l’analisi di Adinolfi, che paragona l’elezione di Grasso e della Boldrini con quelle di Bertinotti e di Marini nel 2006. A parte il fatto che mentre Bertinotti e Marini avevano fatto politica (Bertinotti) o para-politica (il sindacato, Marini) per decenni prima di arrivare a quelle presidenze mente Grasso e Boldrini si sono affermati in campi ben diversi e lontani dalla politica, Adinolfi mostra di non ricordare che Laura Boldrini è in politica da poche settimane e Grasso si è presentato come indipendente nelle liste del PD. Si tratta quindi di figure dotate di personalità forti e non facilmente condizionabili dai dirigenti della coalizione che li ha proposti. Chiedo al grande stratega (a poker, certamente) Adinolfi: “Perché il PdL non ha presentato candidature altrettanto forti e non facilmente condizionabili dal presidente del partito? Forse perché non ne dispone?”