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GOVERNO (?)/ Rondolino: Bersani, la vittoria di Pirro ti costa Palazzo Chigi

Pubblicazione:martedì 19 marzo 2013 - Ultimo aggiornamento:martedì 19 marzo 2013, 11.54

Pier Luigi Bersani (InfoPhoto) Pier Luigi Bersani (InfoPhoto)

Al centrosinistra manca solo la presidenza del Consiglio per fare l’en plein. Ma, probabilmente, la sua ingordigia di poltrone a tutti i costi gli precluderà Palazzo Chigi. Per chi se lo fosse scordato, infatti, la coalizione guidata da Bersani, al Senato, ha preso il 31,6% ma, per effetto della legge elettorale che assegna, a Palazzo Madama, il premio di maggioranza su base regionale, ha ottenuto 3 senatori in meno del centrodestra, che ha preso, tuttavia, meno voti (30,7%); a Montecitorio, invece, dispone del 55% dei parlamentari. Ma solo perché il Porcellum garantisce  340 deputati alla coalizione o al partito che, alla Camera, prende anche un sol voto in più delle altre forze politiche. Si dà il caso, tuttavia, che si discosti dal centrodestra per un misero 0,3% di consensi (29,5% contro  29,2). Non dimentichiamo che l’M5S è il primo partito alla Camera e il secondo al Senato. Insomma, forse Bersani avrebbe fatto meglio a seguire il consiglio di molti, lasciando almeno una delle due presidenza a Grillo o a Berlusconi. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Fabrizio Rondolino, giornalista e scrittore.


Si pensava che dall’elezione dei presidenti delle Camere, la strada per la formazione di un governo sarebbe apparsa più chiara.

E’ accaduto il contrario. L’operazione di Bersani – candidare Grasso per conquistare qualche voto grillino - a seconda dei punti di vista, si può ritenere un’abile mossa o una furbata. Sta di fatto che il risultato politico è uno soltanto: il Pd si è preso entrambe le presidenze nonostante non abbia una maggioranza reale. Lo stesso errore che fece nel 2006. Quando vinse per una manciata di voti. E invece che scegliere la strada di un percorso condiviso e di un accordo più ampio, decise di prendersi tutto. Il che, non facilita di certo la nascita di un nuovo governo. Anzi, la complica decisamente.

 

Prendersi tre cariche su tre, a questo punto, sembra ancora più difficile. Bersani potrebbe fare un passo indietro per consentire che finalmente qualcuno venga nominato presidente del Consiglio?

Bersani mi sembra, comunque, intenzionato a “farsi un giro” da premier. Non ci sono segnali concreti e sostanziali di una sua eventuale rinuncia, né ha mai dato l’impressione di aver preso in seria considerazione l’ipotesi. In ogni caso, un passo indietro non potrebbe di certo essere in favore di un altro esponente del Pd.

 

Non crede che potrebbe preferire alla presidenza del Consiglio la regia istituzionale del governo, indicandone, magari, una serie di personaggi considerati outsider?

Vede, il problema è che, comunque vada, non ci sono i presupposti per un governo politico del Pd, chiunque lo presieda o chiunque ne rappresenti il manovratore.

 

Cosa intende?



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