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NAPOLITANO/ Quella destra-comunista a cui non piace il vetero-Bersani

Pubblicazione:martedì 19 marzo 2013

Giorgio Napolitano (Infophoto) Giorgio Napolitano (Infophoto)

In una situazione politica così incerta e di fronte a una crisi economica tanto problematica, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, continua a chiedere uno spirito costruttivo nell'interesse generale “senza dividersi in fazioni contrapposte su tutto, senza perdere, appunto, non solo spirito costruttivo e neppure il senso di responsabilità”. L'invito di Napolitano non è solo un messaggio dovuto alla particolare circostanza che sta vivendo l'Italia, ma è una parte integrante della sua storia personale, fin da quando cominciò a fare politica, anche quando era una delle giovani “grandi speranze” del Pci.
Il rifiuto di ogni massimalismo lo ha imparato addirittura dal gruppo dirigente napoletano comunista, dove spiccava non solo il durissimo Salvatore Cacciapuoti, ma anche il figlio di Giovanni Amendola, quell'altro Giorgio, che i napoletani chiamavano “Giorgio o' chiatto”, contrapponendogli appunto l'elegante e allora giovanissimo Napolitano, “Giorgio o' sicco”.
Non si può prescindere dalla storia politica di Napolitano nemmeno in un momento come questo. Il Presidente non si discosta certamente dalla sua esperienza, dalla scelta comunista compiuta e condivisa per una vita. Ma allo stesso tempo fa comprendere anche il ruolo che in quel partito ha cercato di svolgere, quello di un “riformista”, di un “socialdemocratico” (anche se a quei tempi questi termini erano quasi un insulto) che ha sempre cercato un terreno di unità con i partiti socialisti e laici e il rifiuto, se non il terrore, per lo schematismo massimalista. Lo stesso Presidente della Repubblica, nel settembre del 2007, ha fatto delle precisazioni sulla sua stessa esperienza, quando davanti alla tomba di Imre Nagy (il leader del 1956 ungherese, poi impiccato), dirà che è lì per un “dovere di Stato” ma, aggiungerà commuovendosi, anche per un “dovere politico e morale personale”.
La storia di Giorgio Napolitano è il ritratto della storia della cosiddetta “destra” comunista, che c'è sempre stata, anche se imperava il cosiddetto “centralismo democratico”. E la storia di quella “destra” del comunismo, che gli storici hanno studiato ben poco, è stata sempre travagliata, contestata dai “politburo” che governavano i rispettivi movimenti. Anche dopo che il comunismo è imploso, quella destra, definita un tempo sprezzantemente “socialdemocratica”, non piaceva ai post-comunisti. Forse era una ingombrante testimonianza degli errori fatti dai partiti comunisti dell'epoca della “guerra fredda”.
E' indicativa, ad esempio, la lettera che Gyorgy Aczel (comunista ungherese prima in galera con Rakosi, poi collaboratore di Janos Kadar, poi allontanato dai sovietici nel 1974) scrive al suo amico Giorgio Napolitano il 13 dicembre del 1989: “Ora che si è finito per dipingere tutto di nero il passato, sono diventato il bersaglio dell'opposizione parlamentare di destra e di quei comunisti dogmatici di ieri che cercano di salvare se stessi come ultrariformisti”.
Napolitano non ha avuto la sfortuna del suo amici Aczel, ma certo tutto quello per cui si è battuto all'interno del Pci è in fondo sfumato. Dopo la cosiddetta “svolta della Bolognina”, dopo la caduta del “Muro di Berlino”, Napolitano è un protagonista dell'ala riformista, con Emanuele Macaluso e Gerardo Chiaromonte, che vogliono un approdo nella socialdemocrazia europea. E' evidente che in una scelta come questa c'è una profonda revisione, non solo una svolta, l'ennesima “svolta senza revisione” del vecchio Pci sotto altro nome.


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COMMENTI
19/03/2013 - essere vecchi (luisella martin)

Sono certa che il presidente Napolitano, che ha la saggezza degli uomini anziani, non diversa dalla saggezza dei cardinali e dei papi, farà quanto ha raccomandato il nostro Papa Francesco:Camminare, edificare, confessare. Camminerà:andrà incontro al Paese che piange in questo momento; Edificherà:saprà costruire una soluzione servendosi di pietre vive; Confesserà:il suo credo democratico di sempre. Perché si può essere di destra o di sinistra, comunisti o clericali, liberali o fascisti,ma prima di tutto la storia chiede ai governanti di essere uomini(o donne, naturalmente!)veri! Temo che la crisi del nostro paese discenda proprio dall'aver "ingessato" i nostri ideali, impedendoci così di muoverci, di camminare verso la salvezza dell'Italia. Dalla Cina vengono suggerimenti al Presidente, perché non aiutarlo anche da parte dell'Italia dei giornalisti, molti dei quali così ben preparati come l'autore dell'articolo?