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BEPPE GRILLO/ L'intervista al "Sunday Times" finisce su "Chi", il giornale di Berlusconi

Il giornale "Chi" che appartiene alla famiglia Berlusconi ha comprato una intervista a Beppe Grillo pubblicata sul quotidiano inglese "Sunday Times". Ecco cosa dice

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Alla fine il modo per ottenere una intervista con Beppe Grillo lo si è trovato. Come si sa, il leader del Movimento cinque stelle da sempre rifiuta di concedere interviste ai giornalisti italiani: qualcuno ricorderà che prima del comizio elettorale conclusivo a Roma, Grillo aveva proibito l'ingresso ai giornalisti italiani concedendolo solo a quelli stranieri. Erano dovuti intervenire i carabinieri per riuscire a farli passare. Ma di interviste a giornali o televisioni non se ne parla, se si escludono le poche battute rilasciate fuori di casa sua il giorno dopo la vittoria alle elezioni. Recentemente Grillo ha concesso una intervista al quotidiano inglese Sunday Times con tanto di esclusivo servizio fotografico. I responsabili del giornale Chi hanno astutamente pensato di comprarsi intervista e fotografie e così Grillo fa bella mostra di sé su un giornale italiano, per di più un giornale definito gossip e appartenente alla famiglia Berlusconi. Grillo, nell'intervista a cura del giornalista John Follain, viene definito un padrone di casa cortese e premuroso e che ama sedersi al pianoforte e suonare in solitudine. Poi le dichiarazioni, nel suo solito stile: “Abbiamo fatto una rivoluzione francese, ma senza ghigliottina” o ancora: “Dobbiamo cambiare il cervello agli italiani”. Ribadisce la sua linea politica di sempre e cioè nessun accordo con alcun partito. Alla domanda del giornalista inglese se farà un sondaggio online per sapere cosa ne pensa la gente di una alleanza con Bersani, Grillo risponde: “Non mi interessa quel che pensa la gente, mi interessano quelli che ci hanno votato e quelli del Movimento”. Follain infine gli fa notare come sia diverso, nel privato, di quello che appare quando è in piazza. A casa non urlo e non dico parolacce, annuisce Grillo, spiegando che in piazza devi raggiungere persone lontane centinaia di metri "e ti serve presenza fisica, le urla e le parolacce al termine di una frase sono una tecnica”.

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