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ABOLIZIONE PROVINCE/ L’esperto: ecco perché il taglio della Sicilia non crea alcun risparmio

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Bisognerebbe fare l’opposto. Le province siciliane sono tutte province molto grandi tant’è vero che alla prova dei criteri nazionali di accorpamento solo due province dovrebbero essere accorpate, Siracusa e Ragusa da una  parte ed Enna e Caltanisetta dall’altra. 2 su 9. Solo la provincia di Catania, dalla quale provengo, è più grande di alcune regioni italiane con 1 milioni e 300 mila abitanti: è quanto l’intero Abruzzo, più dell’Umbria, cinque volte il Molise, due volte e mezzo la Basilicata. Bisognerebbe decentrare ulteriormente le funzioni amministrative dalle Regioni alle province e permettere a queste di svolgere in via sussidiaria anche le funzioni per conto dei piccoli comuni, con meno di 1000 abitanti, che sono più della metà dei comuni italiani. Questo sarebbe già un assetto più funzionale. Un’ultima cosa, ovviamente, bisognerebbe lasciare le province come enti democratici con un consiglio elettivo.

Lei è quindi a favore del mantenimento delle province…

 Le province sono presenti, e da sempre, in tutti gli ordinamenti degli Stati europei occidentali, come la Germania, la Francia, la Spagna e persino la Gran Bretagna. Non credo che noi siamo più intelligenti di tutti questi paesi insieme. E’ sbagliato pensare di risolvere i problemi dell’organizzazione della pubblica amministrazione, togliendo le province; altrimenti lo avrebbero fatto anche gli altri Paesi.

I consorzi, quindi, non sono funzionali per il buon governo di una regione?

I consorzi sono una moltiplicazione dei pani e dei pesci. Dove c’erano 9 province ci sono oltre 30 consorzi. Con oltre 30 consorzi sa quante persone si sistemano?

 

(Elena Pescucci)

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