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CL & POLITICA/ La lettera: vi racconto il "miracolo" dell'unità dentro scelte diverse

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Tuttavia, anche questa spiegazione, che pure mi sembra la meno inadeguata, non mi soddisfa del tutto. Sembra implicare che se disponessimo di quello che Kant chiamerebbe un intelletto infinito, capace di scrutare in tutte le sue pieghe la complessità della situazione attuale in Italia e nel mondo, allora saremmo stati in grado di identificare univocamente la scelta giusta. La conseguenza sarebbe che non ci siamo impegnati abbastanza,  cioè che sebbene non disporremo mai di un intelletto infinito, se ci fossimo dati la pena di scrutare un po’ più di pieghe un po’ più a lungo ci saremmo forse avvicinati per approssimazione alla convergenza sul giudizio di voto che, in fondo, tutti e tre desideravamo. Ma mi pare troppo evidente che il problema non è riducibile alla limitatezza delle nostre conoscenze.

Sinceramente non ho ancora trovato una risposta a questo problema (a mio avviso profondissimo) che mi soddisfi per davvero. Sarei grato a chiunque volesse condividere delle ipotesi. Tuttavia l’insoddisfazione e l’amarezza hanno ceduto il posto alla gratitudine e ad un senso di speranza quando, a mente fredda, ho realizzato che ero stato testimone di una specie di miracolo: sebbene in disaccordo sulle decisioni di voto, io e miei due amici avevamo avuto una conversazione ricca e produttiva, ironica ma non cinica, tesa a identificare le priorità per il Paese senza pregiudizi, rispettosa verso le scelte dell’altro e desiderosa di comprenderne i motivi. Altro che divisionespaccaturarifiuto di ogni collaborazione e simili grettezze spacciate come conseguenze inevitabili del disaccordo politico!

Per assurdo (ma per intendersi), se mi avessero proposto di formare un governo con Paolo e Marta avrei accettato subito e con entusiasmo. L’esperienza profonda di quei dialoghi è che noi tre, sebbene fossimo in disaccordo eravamo, ultimamente e letteralmente, concordi. Ho così realizzato che forse stavo cercando il punto di convergenza nel posto sbagliato, vale a dire nell’output del voto (dove pure è legittimo desiderarlo) invece che nell’input dell’uso del cuore educato dalla fede. Mi sono reso conto che la vera novità per me in questi giorni confusi è stata la scoperta della differenza tra accordo e concordia, che in passato avevo incautamente mischiato.

L’uso del cuore genera, letteralmente, concordia. Unisce nel profondo, creando una convergenza che non si rivela primariamente a valle (nel giudizio effettivo) ma a monte, nel riconoscimento reciproco dell’altro come fratello uomo impegnato nel difficile esercizio del giudizio. L’accordo a valle poi può esserci o non esserci, magari è addirittura un bene che non ci sia da subito perché nel tempo costringe i soggetti giudicanti ad una maggiore vigilanza critica e alla produzione di giudizi più realistici e articolati. Ma è scoprirsi concordi a monte che costituisce la vera novità, troppo spesso messa in ombra quando ci si può godere (accontentandosi) il lusso di essere d’accordo a valle.


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COMMENTI
22/03/2013 - Il cuore è uno zingaro e va.. (Claudio Baleani)

Io non ho capito. L'autore parla di politica senza dire quale partito ha votato, limitandosi a dire che è diverso da quello dei suoi amici. Non una parola sulle ragioni delle rispettive scelte. Forse che il merito è indifferente? Si dice che, anche nella diversità, tra questa gente c'è stima. E ci mancherebbe! Ma prima c'è un passaggio interessante: bisogna votare usando i criteri del cuore. Ma questi criteri non sono comuni anche a quelli che cattolici non sono? Oppure si tratta di ragioni simil teologiche? E quali sono questi criteri? Mentre seguo con l'occhio le volute di incenso dico come ho votato io. Io ho votato PDL per ragioni che possono essere intellegite. Il programma era almeno un tentativo di risposta alla crisi. Non posso votare a sinistra perché sono autoreferenziali e incapaci a governare. Vivono sulla luna. Non posso votare Monti perché ha governato male ed è prono all'europa che non ne prende una. Ha chiesto il governo di coalizione. E allora tanto vale votare i partiti che dovrebbero fare questa coalizione. Non posso votare il cantante dello zecchino d'oro perché ha lo scopo di far perdere qualcuno e non di vincere. A Grillo non c'ho pensato.