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CL & POLITICA/ La lettera: vi racconto il "miracolo" dell'unità dentro scelte diverse

Riflessioni all'indomani del risultato elettorale. Il cattolicesimo come unico fattore unificante in un paese tradizionalmente frammentario. Di ANDREA STAITI

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Caro direttore, in questi giorni di concitazione e incertezza mi sono trovato a riflettere sul significato della mia esperienza alla luce del risultato elettorale Italiano.

L’occasione me l’hanno offerta due lunghe conversazioni avute con due cari amici, entrambi come me educati in un’esperienza di fede operosa e pertinente alla vita. Discutendo dell’esito elettorale abbiamo scoperto che ciascuno di noi aveva votato diversamente. La mia prima reazione è stata una certa amarezza. Credo fermamente che vi sia un unico criterio adeguato per prendere posizione negli ambiti decisivi della vita (destino, affettività, politica): quello che don Luigi Giussani mi ha insegnato a chiamare “cuore”. Il complesso di esigenze ed evidenze che costituiscono il cuore (bellezza, verità, giustizia, bontà,…) trova la sua espressione in ambito politico nella definizione di criteri, al plurale, come quelli espressi nella dottrina sociale della Chiesa: sussidiarietà, solidarietà e bene comune.

Ebbene, la prima impressione dopo aver parlato con i miei amici era che in qualche modo il cuore in questo caso non fosse stato sufficiente. In altri termini, mi sono trovato scandalizzato dal fatto che a fronte di un criterio unico e di una realtà complessa, problematica ma, a sua volta, unica, tre persone sinceramente adoperatesi ad usare il criterio del cuore fossero pervenute a tre decisioni completamente differenti.

In situazioni analoghe, in passato, la mia risposta standard per mettermi il “cuore” in pace sarebbe stata più o meno in questi termini: “c’è di mezzo la libertà” (oppure, la versione più cupa: “c’è di mezzo il peccato originale”). Il criterio è unico, la realtà è unica ma qualcosa interviene in mezzo e impedisce che i due fattori combacino adeguatamente nel giudizio. Questa volta però una simile risposta, seppur corretta, mi pareva una semplificazione inaccettabile. Non potevo raccontare a me stesso che uno di noi tre – presumibilmente io – aveva “usato” il criterio del cuore bene, mentre gli altri due ci avevano provato ma poi erano partiti per la tangente. Inoltre, sebbene la libertà e il peccato originale siano sempre stati di mezzo (nel bene e nel male, rispettivamente), la scoperta che due cari amici impegnati ad usare i criteri indicati dalla Chiesa avevano preso posizioni politiche opposte alla mia è una novità recentissima. Non è ragionevole spiegare il nuovo in base all’immutabile.

La sensazione era che stavolta la realtà da giudicare, sebbene unica, fosse davvero troppo complessa, tale da rendere destinati alla divergenza anche gli sforzi di lettura e valutazione più sinceri.


COMMENTI
22/03/2013 - Il cuore è uno zingaro e va.. (Claudio Baleani)

Io non ho capito. L'autore parla di politica senza dire quale partito ha votato, limitandosi a dire che è diverso da quello dei suoi amici. Non una parola sulle ragioni delle rispettive scelte. Forse che il merito è indifferente? Si dice che, anche nella diversità, tra questa gente c'è stima. E ci mancherebbe! Ma prima c'è un passaggio interessante: bisogna votare usando i criteri del cuore. Ma questi criteri non sono comuni anche a quelli che cattolici non sono? Oppure si tratta di ragioni simil teologiche? E quali sono questi criteri? Mentre seguo con l'occhio le volute di incenso dico come ho votato io. Io ho votato PDL per ragioni che possono essere intellegite. Il programma era almeno un tentativo di risposta alla crisi. Non posso votare a sinistra perché sono autoreferenziali e incapaci a governare. Vivono sulla luna. Non posso votare Monti perché ha governato male ed è prono all'europa che non ne prende una. Ha chiesto il governo di coalizione. E allora tanto vale votare i partiti che dovrebbero fare questa coalizione. Non posso votare il cantante dello zecchino d'oro perché ha lo scopo di far perdere qualcuno e non di vincere. A Grillo non c'ho pensato.