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NAPOLITANO E BERSANI/ Sorgi: deciderà la "guerra per bande" dentro il Pd

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Pier Luigi Bersani (InfoPhoto)  Pier Luigi Bersani (InfoPhoto)

Abbiamo un premier dimezzato. Napolitano ha conferito l’incarico a Bersani, subordinandone la nomina a presidente del Consiglio a condizioni verosimilmente irrealizzabili. Il leader del Pd ha, infatti, ricevuto il mandato di «verificare un sostegno parlamentare certo, a un governo che abbia la fiducia delle Camere».  Impresa ardua, considerando che è stato lui stesso a scansare come la peste l’unica chance di ottenere una larga maggioranza. Il Pdl sarebbe disposto a concedergliela, infatti, ma lui non vuole accettarla. E’ quello che, del resto, ha registrato lo stesso Napolitano nel suo lungo discorso al termine dell’incontro con Bersani: «Le difficoltà a procedere verso la grande coalizione sono apparse rilevanti a causa di profonde divisioni riesplose con la rottura di fine 2012», ha dichiarato, aggiungendo: «insisto sulla necessità di larghe intese a complemento di formazione del governo». Il commento di Marcello Sorgi, editorialista de La Stampa.

 

Quali segnali sono emersi dal conferimento dell’incarico?

Le modalità, anzitutto, sono state cariche di novità. Il presidente della Repubblica, che tradizionalmente si è sempre presentato alla stampa al termine delle consultazioni, per ultimo, questa volta si è palesato prima di Bersani. E’ stata inedita anche la lunghezza della sua dichiarazione, finalizzata a spiegare le ragioni e i limiti di un incarico che ha conferito con molte difficoltà.

 

Quali?

Napolitano è convinto che l’unica strada sia tuttora la grande coalizione. Tuttavia, ha dovuto prendere atto che il governo di larghe intese non si può fare. Non ci sono le condizioni politiche. Bersani non vuole accordarsi con Berlusconi che, invece, vuole accordarsi con Bersani; Grillo non vuole accordarsi con Bersani, che, invece, vuole accordarsi con Grillo.

 

Un impasse totale.

Infatti, non si può certo dire che Napolitano abbia conferito a Bersani un incarico vero e proprio. Piuttosto, come lui stesso ha del resto esplicitamente dichiarato, lo ha incaricato di verificare se è in grado di trovare una maggioranza che lo appoggi in entrambe le Camere. Specialmente al Senato dove, come è noto, la matassa è particolarmente indistricabile.

 

E se non la troverà?

Il problema è che sul principale fattore di dissenso tra Napolitano e Bersani non è ancora stata fatta chiarezza: il leader del Pd vorrebbe andare comunque in Parlamento a verificare la possibilità di ottenere la fiducia, con il governo già costituito, e a prescindere dall’aver dimostrato in precedenza di godere di una solida maggioranza.

 

Ma Napolitano non intende permetterlo.

Esatto. Il succo del ragionamento del capo dello Stato è: “tu provi a cercarti una maggioranza, mi riferisci, e se prima di essere mandato di fronte alle Camere per la fiducia non sei riuscito a trovartela, rinunci”. Siamo, quindi, all’inizio di un tentativo estremamente difficile, all’apparenza condannato all’insuccesso. Tuttavia, chissà: la politica italiana è sempre foriera di sorprese.

 

Bersani cos’ha intenzione di fare?




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COMMENTI
23/03/2013 - La vera emergenza nazionale (Vittorio Cionini)

Mentre l'attenzione di tutti é rivolta verso i riti quirinalizi si sta perdendo di vista il pericolo crescente costituito dal governo tecnico in carica. Dopo aver inanellato una serie infinita di provvedimenti "tecnicamente" sbagliati ora sembra aver perso definitivamente il controllo della situazione insieme alla malriposta fiducia delle istituzioni internazionali. La vicenda marò fa rimpiangere le paggiori gaffe internazionali di Berlusconi. Alla fine li condanneranno a morte per farci fare la figura degli imbecilli e poi, bontà loro, li grazieranno guadagnadoci in immagine. Urge raffazzonare un altro governo sia come sia. Propongo Scilipoti. Vittorio Cionini

 
23/03/2013 - Oh tempora, oh mores! (Luigi PATRINI)

Quando si vince è buona regola, in politica, farsi perdonare di aver vinto! Che saggezza ha avuto De Gasperi nel 48 chiamando al Governo con la DC anche PLI, PSDI e PRI: salvò l’Italia, perché, se avesse governato da solo, nel 53, quando la DC perse la maggioranza assoluta dei Parlamentari, ci sarebbe stato il caos e, forse, avremmo dovuto sperimentare noi, prima di Budapest,Praga e Danzica, un’esperienza tragica per il nostro Paese. Così, invece, si posero le basi per il decollo e il boom economico… Che lungimiranza! Non teorizzo l’inciucio, ma la collaborazione! In tutte le democrazie, se non c’è un vincitore che ha davvero vinto, si fa una coalizione e si cerca di evitare il peggio al Paese; questo in Italia non sembra possibile, perché tutti dicono di aver vinto, anche se in giro si vedono solo tanti sconfitti, a parte Grillo, il vero vincitore che, però, è ...peggio di ciascuno degli sconfitti!Un’alleanza di Bersani con Grillo non ha prospettive; Berlusconi cerca oggi l’alleanza con Bersani che ha escluso per tutta la campagna elettorale. Per il nuovo Governo non si vede che una possibilità: che Napolitano costringa Bersani a tessere rapporti con il PdL e con il Polo di Monti e Casini, formando un Governo di unità nazionale capace di fare urgenti riforme: tre poli possono garantire stabilità, perché ciascuno dei tre, se non sta ai patti, può essere punito dagli altri due insieme. Sono un vecchio DC, costretto a confidare in un vecchio comunista: che tempi!