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Politica

RUMORS/ Bersani tra la "carta segreta" e i mal di pancia nel Pd

Pier Luigi Bersani (InfoPhoto)Pier Luigi Bersani (InfoPhoto)

Quanto a ostinazione il politico piacentino non è secondo a nessuno, e mollerà questa strada solo dopo averle provate davvero tutte. Per il resto spiragli minimi: persino con Scelta Civica, dentro la quale cova lo scontro fra montiani e montezemoliani, il dialogo si presenta più difficile del previsto, perché i centristi sono convinti della necessità di non lasciar fuori nessuno.

Del resto per fare una maggioranza in Senato, oltre a centrosinistra e centristi, serve come minimo l’apporto della Lega, un mondo da cui vengono segnali contraddittori. Se maroniani di stretta osservanza come Tosi e Pini mandano segnali di cauto interesse, la posizione ufficiale del partito, ribadita da Cota e Calderoli, rimane quella di decidere ogni mossa insieme all’alleato Pdl. Almeno per questo primo giro, è il ragionamento comune dalle parti di via Belleerio, è più conveniente mandare Bersani a sbattere, per poi vedere come si evolve la situazione e discutere con il personaggio cui il presidente della Repubblica affiderà il secondo giro.

Della fedeltà del Carroccio Berlusconi per il momento si sente sicuro e si è seduto sulla riva del fiume della politica italiana in attesa che passi il cadavere del suo avversario piacentino. A piazza del Popolo sabato ha avuto la conferma di aver dietro un elettorato in salute e che continua a credere in lui, nonostante i guai, soprattutto giudiziari. Di conseguenza ha potuto legare la corsa verso palazzo Chigi a quella per il Quirinale, argomento che Bersani vede come il fumo negli occhi, e rilanciare il suo aut-aut: o anche noi nel governo, oppure subito al voto.

Adesso Bersani deve tirar fuori il coniglio dal cilindro, prima che la situazione si sfibri, come gli ha detto il presidente di Confindustria Squinzi. Se tiene in serbo qualcosa non può perder altro tempo. Altrimenti può scegliere se aprire al Pdl lui, rimangiandosi la conventio ad excludendum teorizzata in queste settimane, oppure lasciare che sia qualcun altro a giocare questa partita. Ma in questo caso dovrà stare attento a chi nel suo stesso partito sta già affilando i pugnali: Fassina che lancia l’allarme, e Renzi che gli telefona per assicurargli il suo sostegno sono solo l’antipasto della resa dei conti che potrebbe a breve scatenarsi al Largo del Nazareno.

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