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CONDANNA DELL'UTRI/ D’Esposito (Il Fatto): è la pietra tombale sul governo Bersani

Marcello Dell'Utri Marcello Dell'Utri

Questa sentenza dimostra ancora una volta, qualora ce ne fosse il bisogno, da chi era composto il Pdl. La condanna di Dell’Utri dà ragione a Bersani che sta dicendo di no alla concordia nazionale e alle larghe intese, ed è un altro piccolo macigno sulla ricerca di dialogo che il Pdl sta cercando di ottenere. La conseguenza può essere quella di indebolire i fautori delle larghe intese. Dell’Utri fino alla scorsa legislatura è stato un senatore del Pdl, poi c’è stata una gran gazzarra per non fare candidare lui e Cosentino, altri si sono candidati, ma è stato l’uomo che ha fondato Forza Italia e una delle figure più vicine a Silvio Berlusconi. Questa condanna è molto significativa e non può non essere vista da quanti nel Pd o altrove vanno predicando le maggioranze bipartisan. Bersani deve fare un governo che sia “di parto pulito”, mi sembra difficile che possa nascere insieme al partito nel quale fino a poco tempo fa ha militato Dell’Utri.

 

La condanna di Dell’Utri mette quindi fine a qualsiasi possibilità di un governo Bersani?

Sì, ma non nel senso che i magistrati abbiano agito animati dalla volontà di impedire la trattativa tra Pdl e Pd. Il punto vero è che certamente tra le valutazioni politiche che possono essere fatte, per quanto riguarda la ricerca del dialogo e delle larghe intese, questo può essere un macigno. Ben venga però questo “macigno” almeno da parte di quanti nel Pd non vogliono il dialogo con il Pdl. Non dimentichiamoci che nel Pdl ancora oggi ci sono molti “impresentabili”, cioè politici che sono sotto inchiesta per vari motivi, in alcuni casi sono state condannati o hanno problemi con la giustizia.

 

Il Pd è stato immune dagli scandali, come per esempio il caso Mps?

Io non sto delineando una linea di demarcazione netta tra il bene e il male. Sto soltanto dicendo che per quanto riguarda Mps oggi non ci sono imputati politici. Sono d’accordo sul fatto che si è trattato di un grandissimo scandalo, che ha riguardato la banca da sempre vicina ai Ds e poi al Pd, con criteri di nomina politica. Finora però tutte le responsabilità accertate riguardano i manager della banca. E’ poi ovvio che il mondo del Pd più favorevole all’inciucio sia sempre stato quello dalemiano, lo stesso che ha fatto affari con le banche. Ricordo che nel 2006, prima del voto per il presidente della Repubblica da cui fu eletto Napolitano, intervistai Marcello Dell’Utri il quale mi disse che sosteneva la candidatura di D’Alema.

 

(Pietro Vernizzi)

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