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CONSULTAZIONI/ 1. Finetti: alcuni consigli a un Bersani disposto a (quasi) tutto

Pubblicazione:martedì 26 marzo 2013

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Non necessariamente. Dobbiamo considerare un altro fattore. L’impianto strategico sin qui descritto dà per scontato che Scelta civica appoggi il governo Bersani. Ma Italia futura ha di recente messo in discussione tale ipotesi, prendendo le distanza da Monti. A questo punto, quindi, quand’anche vi fossero alcuni senatori grillini disposti a “tradire”, i voti per la fiducia mancherebbero comunque.

 

Che alternative rimangono?

Bersani dovrebbe rieditare la politica dei due tavoli: quello programmatico (la cui responsabilità politica spetterebbe al Pd) per affrontare un numero limitato di misure sul fronte della politica estera, europea, economica, sociale, senza isterismi e senza l’ossessione di proporre leggi volte ad annientare Berlusconi; e quello delle riforme istituzionali che, a differenza del primo, dovrebbe essere condiviso da tutte le forze politiche. In uno scenario del genere si potrebbe ipotizzare, da parte del Pdl, la politica dell’astensione. Affinché si possa raggiungere un equilibrio di questo tipo, occorre un garante. O Napolitano viene riconfermato, o il prossimo presidente della Repubblica dovrà essere il frutto di un accordo ampiamente condiviso tra Pd e Pdl.

 

Perché il Pd dovrebbe accettare un accordo del genere?

Perché non ha scelta. E perché un compromesso del genere metterebbe d’accordo sia l’anima nettamente contraria all’accordo con Berlusconi, che quella possibilista. D’altro canto, non sarebbe un vero e proprio accordo. Non vedrebbe, infatti, la presenza del Pdl al governo. Il quale, a dire il vero, sa bene che non gli conviene, elettoralmente, mostrarsi organico all’esecutivo Bersani.

 

Non è più probabile che Bersani fallisca e che Napolitano dia l’incarico ad una figura istituzionale quale il presidente del Senato Pietro Grasso?

Questo complicherebbe le cose. Si tratterebbe del cosiddetto governo del presidente. Ma di un presidente che, pochi giorni dopo, non sarebbe più tale. Si tratterebbe di un esecutivo delegittimato e di breve durata.

 

Renzi, nel frattempo, scalda i muscoli in attesa del fallimento di Bersani?

Diciamo che per ora sta mantenendo un atteggiamento di grande lealtà per evitare, nell’ipotesi di una disfatta del segretario, quando potrebbe toccare a lui di prendere le redini del Pd, di subire dei veti dalla sinistra. Non è un caso che non si è presentato alla direzione di ieri sera. Avrebbe dovuto parlare. E sarebbe stato costretto ad appoggiare Bersani, annacquandosi così nel resto della dirigenza, o a contestarlo, venendo così tacciato di tradimento.

 

(Paolo Nessi)



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