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CONSULTAZIONI/ 1. Finetti: alcuni consigli a un Bersani disposto a (quasi) tutto

Pubblicazione:martedì 26 marzo 2013

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La ratifica della linea del segretario emersa dalla direzione nazionale del Pd di ieri non cambia le carte in tavola. Bersani ha di fronte a sé un tentativo, per molti aspetti, disperato: in cuor suo spera di indurre tra i 15 e i 20 senatori grillini alla defezione. Ma l’M5S, almeno a parole, dopo la vicenda che ha portato all’elezione di Grasso, sembra tornato ad essere monolitico. I senatori perdonati una volta difficilmente provocheranno Grillo una seconda. Quindi, Bersani è senza maggioranza. E non sarà mandato da Napolitano a chiedere la fiducia in Parlamento. Almeno che non abbia ragione lui. A conti fatti, a Grillo potrebbe convenire fingere intransigenza, ma svincolare qualcuno dei suoi. C’è un’altra opzione. Il Pd è spaccato tra chi considera l’alleanza con Berlusconi un male assoluto e chi un male necessario. Ci sarebbe un compromesso in grado di conciliare le due anime. Abbiamo parlato di tutto questo con Ugo Finetti, giornalista e scrittore.

 

Come valuta le mosse del segretario del Pd?

Mi pare che Bersani, pur di diventare presidente del Consiglio, si stia rivelando disposto a tutto. Anche ad assumere l’attuale linea disperata.

 

Cosa intende?

Ha inanellato una serie di operazioni insensate e disarmanti: ha posto un neosenatore a capo del Senato, una neodeputata a capo della Camera e un neodeputato a capo del gruppo parlamentare. Incontrare Saviano nell’ambito delle consultazioni è stato solamente l’ultimo atto di una politica giovanilistica in cui si è convinto che l’unico “anziano” possa essere lui. In sostanza, per rincorrere Grillo, ha disegnato un quadro di estrema fragilità. Dimenticando che con Grillo l’incompatibilità su temi importantissimi è assoluta: basti pensare alle grandi opere infrastrutturali, alle sue posizioni antieuropee, al fatto che la politica estera mediorientale era in mano al suocero. Detto questo, c’è una remota possibilità che tutto questo sia funzionale a raggiungere l’obiettivo.

 

In che modo?

Se esistevano dei canali di comunicazione tra la Cia a il Kgb ai tempi della Guerra Fredda, verosimilmente esistono anche tra il Pd e l’M5S. Bersani potrebbe pensare che Grillo lasci un pugno di voti in libera uscita. Il comico genovese, dal canto suo, ha parecchi problemi. E’ scorretto affermare che se si andasse a elezioni oggi prenderebbe il 60%. E’ vero il contrario. La gente, infatti, gli imputa la responsabilità dell’ingovernabilità. Le urne anticipate, oltretutto, potrebbero rimettere in gioco Berlusconi.

 

Chi reputa Berlusconi il male assoluto e non vuole l’accordo, quindi, potrebbe averla vinta.


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