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CONSULTAZIONI/ 2. Ecco il piano B di Berlusconi per convincere Bersani

Pubblicazione:martedì 26 marzo 2013

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La Lega voterà compatta con il Pdl con il quale governa pur sempre nelle principali regioni del nord. Non vedo cosa Bersani potrebbe promettere al Carroccio per convincerlo a passare dalla sua parte. Nell’ipotesi assurda che ci riuscisse, non avrebbe comunque i voti per votare. Napolitano, dal canto suo, ha chiesto numeri certi in entrambe le Camere. Senza la garanzia di una maggioranza, non manderà mai Bersani in Parlamento a chiedere la fiducia. Quindi, volente o nolente, dovrà dar vita ad un accordo tra Pd e Pdl. Al limite, può trovare una forma che salvi le apparenze.

 

Ovvero?

Lo chiami pure governo “del presidente”, “di scopo”, “di emergenza nazionale” o “di emergenza economica”, ma la sostanza non cambia. Bersani non ha i numeri. O si accorda con il Pdl, o si torna a votare. Al più presto a giugno. Al più tardi, a ottobre.

 

L’accordo potrebbe farsi con un governo guidato da un personaggio come il presidente del Senato Pietro Grasso?

Indubbiamente. Avrebbe molto più senso, tuttavia, quello che ha suggerito Berlusconi: Bersani premier e Alfano vicepremier. Aggiungo: con secondo vicepremier che sia espressione di Scelta civica. Un governo del genere, riuscirebbe facilmente a varare in tempo breve le riforme che servono al Paese (abolizione del bicameralismo perfetto, riforma delle legge elettorale, snellimento delle procedure burocratiche e di formazione delle leggi) e di assumere quei provvedimenti economici necessari perché il Paese non collassi.

 

Il Pd è spaccato al suo interno tra chi ritiene l’accordo con Berlusconi un male assoluto e chi un male necessario. Circola questa ipotesi: il Pdl appoggia un esecutivo di Bersani non sfiduciandolo, per poi varare insieme le riforme istituzionali. Sarebbe un buon compromesso?  

Direi di sì. Presumibilmente, è il piano B del Pdl. Purché, a quel punto, il prossimo presidente della Repubblica sia un moderato di centrodestra. Dovrà essere espressione del Pdl, e non un “moderato” generico come Pietro Grasso. Penso, addirittura, che il Pd potrebbe rendersi conto che la soluzione per salvare il Paese consista nel mandare Bersani a Palazzo Chigi e Berlusconi al Quirinale. Avremmo così un governo stabile e forte, in cui le forze storiche e responsabili del Paese riuscirebbero a lavorare insieme. Nel frattempo, il fenomeno Grillo si ridimensionerebbe radicalmente.

 

(Paolo Nessi)

 




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COMMENTI
26/03/2013 - il governo del presidente b. (francesco taddei)

si e magari galliani, dell'utri, ghedini, emilio fede e patrizia d'addario senatori a vita