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GOVERNO(?)/ Sapelli: per salvarci diamo l’Italia a Cipro

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Ora hanno dinanzi a sé sia un segmento delle vecchie forze che agirono nel 1994, ma deboli, divise, come dimostrano i contrasti nella magistratura e le sue impennate sovversive (gli attacchi al Presidente della Repubblica!) e ancor più divise sul piano del potere economico che non riesce a unificarsi su nessun progetto. Dinanzi a tutto ciò si vede chiaramente la disgregazione sociale che è in corso, nella recessione più ampia mai occorsa nel sistema capitalistico mondiale. Essa sta tracimando nella disgregazione della società e nel suo smembramento, come si fa con la carne macellata, ma senza rigore e senza ordine e quindi con gradi di sofferenza elevatissimi.

I bonapartismi crescono da ogni dove. Il paradigma assurdo del debito si agita come la falce della morte. Ma una piccola isola ben inserita nelle relazioni diplomatiche internazionali, come Cipro, dimostra tuttavia che solo la politica, i parlamenti, la piazza possono fermare la falce, smontare i piani del macello e fermare anche solo per un momento la carneficina sociale in corso e in Italia e in Europa. Ma i partiti politici che ora si confrontano in Italia tentando di formare un nuovo governo presentano uno spettacolo desolante ma scientificamente affascinate che capovolge ogni luogo comune.

Alle forze storiche della sinistra italiana, ex comunista, ex socialista, ex democristiana non sembra importante porre in primo piano queste sofferenze: la sinistra, salvo poche eccezioni svillaneggiate, è la paladina del paradigma del debito, mentre la destra fa della critica à la Cipro del debito il suo cavallo di battaglia.

Così assisteremo a una polarizzazione disgregantesi che investe le storiche rappresentanze sociali delle subculture politiche storiche. Steve Rokkan, il grande teorico dei cleveages politico-sociali, si rivolta nella tomba. Gaetano Mosca, invece, resta impassibile nel mio Pantheon: una minoranza organizzata può far ciò che vuole di una maggioranza disorganizzata. E’ vero; ma non credevo che si potesse avere una simile efferata indifferenza al dolore sociale.

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