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CONSULTAZIONI BIS/ Napolitano ha un'idea per mettere tutti all'angolo

Stamattina Giorgio Napolitano farà un secondo rapido giro di consultazioni per tentare di convincere i partiti ad appoggiare un governo del presidente. ANSELMO DEL DUCA

Giorgio Napolitano (InfoPhoto) Giorgio Napolitano (InfoPhoto)

Forse la migliore descrizione di questo inedito momento costituzionale l’ha data il costituzionalista Stefano Ceccanti: siamo di fronte a un time out istituzionale. Giorgio Napolitano come un allenatore di basket, o pallavolo, che vede la sua squadra giocare tanto male, ed è costretto a chiedere una pausa. Richiama tutti i giocatori intorno a sé per parlarci sopra e tornare in campo con le idee più chiare.

La squadra è l’Italia, la partita è la formazione del governo, e gli avversari sono gli speculatori internazionali che hanno già ripreso a girare minacciosi intorno alla Penisola, e per il momento stanno spolpando la piccola Cipro.

Certo, all’allenatore-presidente capita di giocare la partita più difficile della sua carriera proprio alla vigilia dal ritiro dalla scena e dovrà fare appello a tutta la sua esperienza e fantasia per uscire dall’angolo. La situazione si presenta ingarbugliata in modo inedito, ma non del tutto compromessa. Se così non fosse, Napolitano non sarebbe tornato personalmente in campo.

Bersani, in un colloquio descritto da sinistra come tutt’altro che teso, non ha posto ultimatum, non ha tentato forzature, non ha chiesto la conferma dell’incarico, o almeno così si assicura. La lunga durata del colloquio - viene spiegato - è servita ad approfondire la situazione. Il giro di consultazioni lampo che Napolitano farà, gli servirà ad ascoltare con le proprie orecchie quali sono le “preclusioni” e le “condizioni inaccettabili” di cui ha parlato Bersani stesso uscendo dall’incontro. Non a caso i primi chiamati sul Colle sono Pdl e Movimento 5 Stelle.

E qui veniamo ai punti nodali. I Grillini dovranno spiegare a Napolitano perché continuano a rifiutarsi di votare la fiducia a un governo che nascerebbe con una piattaforma programmatica molto vicina alla loro. Sarà un dialogo tutt’altro che facile, perché sul no a Bersani i 163 parlamentari a 5 Stelle sembrano rimanere compatti, mentre filtra una certa disponibilità a riconsiderare la posizione qualora dal Quirinale venisse avanzato un nome davvero super partes, nome però davvero difficile da individuare.

Non meno arduo sarà però saggiare le intenzioni del centrodestra, con Berlusconi seduto di fronte a lui. Il Cavaliere considera ormai Bersani fuori dai giochi, ma ascolterà con attenzione quanto Napolitano avrà da proporre. Non cederà di un millimetro da quelle che il leader democratico ha ritenuto richieste inaccettabili, e cioè nomi di garanzia nel futuro governo e un moderato al Quirinale. Secondo Berlusconi Pd e Pdl, pari nei voti popolari, meritano pari dignità. Quindi la via maestra resta un governo di larghe intese, con o senza Bersani. E l’ipotesi di consentire la nascita di un governo di minoranza che, una volta presa la fiducia, sforni una serie di provvedimenti “alla grillina” (ineleggibilità, giustizia, conflitto d’interessi, frequenze tv) non lo sfiora minimamente.