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CONSULTAZIONI BIS/ Bechis: tre ipotesi per uscire dal pantano

Pubblicazione:sabato 30 marzo 2013

Enrico Letta (InfoPhoto) Enrico Letta (InfoPhoto)

Se la situazione era diventata tesissima giovedì sera, quando il segretario generale del Quirinale ha rilasciato una scarna dichiarazione che decretava, di fatto, la fine di un mandato “anomalo” di Pier Luigi Bersani (preincarico, mandato esplorativo, mandato congelato, mandato precario), il “Venerdì Santo” di questa Pasqua è diventato ancora più teso e drammatico dopo un’altra giornata di consultazioni che non ha portato a nessun risultato. Questa volta, con una dichiarazione davanti ai giornalisti il vicesegretario del Partito democratico, Enrico Letta, dava l’impressione di un mutamento di rotta, ma sostanzialmente escludeva di nuovo ogni possibilità di governissimo, cioè di un esecutivo, magari presieduto dal direttore generale di Bankitalia Fabrizio Saccomanni, con la partecipazione di politici dei due schieramenti che si contrappongono e del gruppo centrista di Mario Monti.

Giovedì sera il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva raccomandato, anche a voce alta, una soluzione a questa crisi drammatica, ma ieri, a quanto si apprende, il capo dello Stato avrebbe apertamente parlato di sue dimissioni. Non è un caso che, nella non convenzionalità di tutta questa gestione della crisi, dell’incarico e del mandato “precario”, il massimo dell’irritualità sia arrivato proprio alla fine del breve “giro d’orizzonte” di ieri sera, quando dalla porta del presidente della Repubblica non è uscito nessuno dopo la delegazione del Pd, neppure il segretario generale, ma solo una nota informale secondo la quale il Quirinale non avrebbe dichiarato nulla.

Franco Bechis, vicedirettore di Libero, autorevole editorialista, grande conoscitore di cose finanziarie ma nello stesso tempo attentissimo analista di cose politiche, ammette la complessità sempre più grave delle situazione politica e delle “voci” di dimissioni di Giorgio Napolitano.

“Sì, si è parlato delle dimissioni di Napolitano. Si è detto che le abbia messe sul tavolo. Qui sono state tratte alcune considerazioni diverse. La prima è quella di una minaccia, di uno scatto di nervi verso un Parlamento che forse il Presidente ritiene irresponsabile. La seconda è quella di favorire un rapido ricambio al Quirinale, con la nomina di un presidente non “legato” dal cosiddetto “semestre bianco” e quindi in grado di decidere più facilmente una soluzione”.

Ma i tempi a questo punto si allungano ancora. Eleggere un presidente della Repubblica con un Parlamento spaccato in tre minoranze sarà un’impresa non facile. E martedì, dopo le vacanze di Pasqua, i mercati ritornano… al lavoro. Sulla crisi, prima o poi ritornerà il “convitato di pietra”: lo spread.
Su quest’ultimo punto sono perfettamente d’accordo. Prima o poi quel “convitato di pietra” ritornerà a bussare alla porta. Però questa è la situazione politica italiana. Ora facciamo solo delle ipotesi. Forse Napolitano ha messo sul tavolo le sue dimissioni per richiamare a un maggiore senso di responsabilità le forze politiche che sono uscite dal voto del 24 febbraio. Forse Napolitano vuole favorire un ricambio molto rapido, che può essere raggiunto: i voti del centrosinistra con quelli dei montiani sono quasi sufficienti per arrivare al quorum. Aggiungiamo un’altra ipotesi: quella di una riconferma dello stesso Napolitano, liberato in questo modo dai lacci che gli impone il “semestre bianco”. Stiamo ragionando su ipotesi, ma del resto la complicazione della crisi è sotto gli occhi di tutti.

Non ci sono possibilità di ripensamenti all’interno del Pd?


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