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BEPPE GRILLO/ Il volto "incostituzionale" del Movimento 5 Stelle

Pubblicazione:lunedì 4 marzo 2013

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Da quel momento in poi vigono le regole dello Stato costituzionale, forgiate nel fuoco delle rivoluzioni e difese dagli attacchi delle dittature, che proprie sulla revoca del mandato hanno fondato la loro aggressione ai parlamenti democratici. L’eletto rappresenta la Nazione, non il partito che lo ha candidato, non il gruppo degli elettori che lo ha votato ed esercita il proprio mandato in totale libertà. Tra cinque anni, ma in questo caso probabilmente anche prima, se ne parla: l’eletto può non trovare un partito che lo candida nuovamente o non disporre più dei benevoli voti dei cittadini ed essere ricordato o cancellato dal ricordo collettivo per quello che ha fatto o non ha fatto.

Capisco il problema del gatto e della volpe, ma dovevano pensarci prima. A loro spettava il compito storico - sia detto senza ironia - di selezionare una nuova classe dirigente; se invece, come hanno detto, hanno selezionato “voltagabbana, opportunisti, corruttibili, cambiacasacca”, peggio per il M5S e peggio per il Paese. D’altra parte, se si selezionano con il web i candidati e bastano anche 30 cliccate (non si possono chiamare voti) per diventare candidato, non ci si può aspettare che poi venga fuori Alcide De Gaspari, Palmiro Togliatti e Pietro Nenni e neppure gli uomini politici che questi selezionarono e che portarono all’Assemblea costituente e, dopo, nei primi Parlamenti repubblicani.

Il M5S ha preteso di decidere i candidati con il web e, dal punto di vista costituzionale, questo è stato un errore; anche le primarie all’italiana non sono state un granché. Nei sistemi costituzionali democratici i leader dei partiti sono tali perché guidano il partito, grazie a un processo di selezione interno, a volte anche naturale, e selezionano a loro volta, con procedure certe e nel rispetto dei principi e valori del partito stesso, gli appartenenti da fare eleggere insieme a loro nella rappresentanza, per continuare a fare politica nelle Istituzioni. Ma tutto ciò deve avvenire sulla base di una discussione pubblica che determina la coesione del partito stesso e il valore delle sue idee.

Anche nelle Istituzioni continua la funzione del partito, in quanto spetta a questo animarle e più sarà coeso, meglio sarà per le istituzioni: la democrazia parlamentare non è il trionfo dei “voltagabbana, opportunisti, corruttibili, cambiacasacca”, ma al contrario l’espressione più alta della classe politica nazionale. So perfettamente che in Italia non è più cosi e che ci sono voltagabbana, opportunisti, corruttibili, che cambiano casacca, ma ce ne sono anche tanti che non cambiano la casacca; segno evidente che è quest’ultima (la casacca) a perdere peso e non l’art. 67.

La storia della democrazia italiana degli ultimi trent’anni è la storia di un degrado non più tanto lento e soprattutto ampiamente visibile in Italia e nel mondo. Il M5S è parte di questa storia: deve decidere se è un ulteriore capitolo del declino democratico, o un movimento in controtendenza che può fare del bene alla democrazia italiana.



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COMMENTI
04/03/2013 - commento (francesco taddei)

il dibattito sull'articolo 67 della costituzione è incominciato ben prima della venuta di grillo. un articolo voluto dopo la caduta del regime, ma visti gli ultimi 65 anni di trasformismo e l'attuale legge che non mi da più la facoltà di scegliere e nemmeno il diritto di tutelarmi davanti a deputati e senatori con la valigia non deve essere un sacrilegio parlarne.