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BEPPE GRILLO & M5S/ Un desiderio (buono) destinato alla frustrazione

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Beppe Grillo (InfoPhoto)  Beppe Grillo (InfoPhoto)

Si tratta di acquisire stabilmente delle competenze tecniche che non possono essere dedotte dall’una o l’altra delle teorie politologiche, economiche ed energetiche presenti sul mercato; occorre l’acquisizione di conoscenze specialistiche che, a loro volta, siano state consolidate da esperienze concrete. È necessaria cioè la presenza di un sapere che non è sintetizzabile in semplici intuizioni o sostituibile dall’immediato buon senso. Il passaggio dal movimento alla rappresentanza politica e da questa alle responsabilità di governo fa dell’organizzazione strutturale, supportata da una serie adeguata di competenze, un vincolo inevitabile al quale non è possibile sottrarsi. Ciò porterà il movimento a cambiare forma: dovrà organizzarsi in modo formale, oppure evaporare.

Il problema è che simili ovvietà appaiono quasi scolastiche, lontane dalla dinamica concreta del movimento. Sembrano appartenere ad una cultura politica dalla quale, dentro e fuori dal M5S, ci si è in qualche modo allontanati, convinti che i principi e le parole d’ordine siano sufficienti a decidere, scegliendo tra le diverse alternative. Alla radicale semplificazione dell’analisi politica, dove tutto viene ridotto alla semplice accusa di autoreferenzialità della cosiddetta “casta”, corrisponde una semplificazione speculare delle soluzioni, dove tutto sembra riducibile a degli equilibri da recuperare ed a delle lobby da contrastare. In un mondo dove tutto è possibile e i vincoli e le rigidità sembrano svanire sotto la luce di un nuovo modello di relazione politica e di rinnovamento totale, si allarga la forbice tra il desiderio di recupero della propria progettualità e le soluzioni concrete che lo renderebbero realizzabile.



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