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GOVERNO(?)/ L'alta tensione Bersani-Napolitano complica tutto

Pubblicazione:lunedì 4 marzo 2013 - Ultimo aggiornamento:lunedì 4 marzo 2013, 11.12

Giorgio Napolitano (InfoPhoto) Giorgio Napolitano (InfoPhoto)

Dentro il Pd, però, l’ipotesi di collaborare con il “giaguaro” fa storcere la bocca a molti, tanto fra i “giovani turchi” alla Orfini o alla Fassina, quanto fra la vecchia guardia dei Marini o delle Bindi. All’opposto, un segnale di apertura in chiave di realpolitik è venuto nei giorni scorsi da D’Alema, e questa variabile nei prossimi giorni potrebbe pesare, specie in vista della cruciale direzione democratica di mercoledì, dove Renzi ripeterà che il Pd non ha affatto vinto, anzi ha perso.

Se Bersani non saprà essere convincente, Napolitano potrebbe non affidargli nemmeno il primo incarico e virare con decisione verso altre ipotesi. Dal “governo di scopo” a guida piacentina si potrebbe passare a un “governo del presidente”, che proprio nel Quirinale troverebbe la sua fonte di legittimazione. Potrebbe quest’ultimo essere formato o da tecnici, o da ministri espressi dai partiti. Nel primo caso i nomi che si fanno sono quelli provenienti dalla Banca d’Italia, Visco e Sacomanni, ma circola anche il nome di Rodotà. Nel secondo caso possibile che a Palazzo Chigi sia chiamato qualcuno dei ministri di Monti che si è tenuto lontano dalla contesa elettorale: Passera, Cancellieri, Severino o Barca sono i papabili. 

Sarà una corsa contro il tempo, con gli occhi puntati sul 15 aprile, data in cui si metterà in moto la macchina per eleggere il successore di Napolitano. E al Quirinale c’è chi adombra persino il timore che Bersani, una volta avuto l’incarico, potrebbe allungare i tempi della formazione del governo sino a quella data, così da inserire nella trattativa anche il nome dell’inquilino del Colle più alto della politica italiana. Napolitano però vorrebbe chiudere la partita prima di passare la mano, e difficilmente accetterà rallentamenti in una partita dagli esiti ancora oggi imprevedibili.



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