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DOPO IL VOTO/ Sapelli: una guerra di potere toglie il Governo all'Italia

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Oggi il potere di comando ad alto tasso di egemonia è profondamente decaduto. Alla frammentazione sociale disgregante, per effetto della crisi economica mondiale e della bassissima crescita a bassa produttività del lavoro, si è ora accompagnata la disgregazione politica con frantumazione tripolare dell’arco delle volizioni elettorali, generando, in un meccanismo elettorale pensato per l’impossibile bipolarismo a cui l’Italia era destinata solo nelle urne craniche di tecnici e politologi incompetenti, una terribile molecolarizzazione del potere. Il tutto aggravato dalla crisi che ha le sue radici italiche nel processo di interruzione della crescita economica generato dalle privatizzazioni senza liberalizzazione degli anni Novanta del Novecento.

Quelle privatizzazioni senza liberalizzazione hanno generato, nella caduta del commercio mondiale, un crollo della produzione e hanno posto i prodromi per cui si fosse esposti nel peggiore dei modi ai venti devastanti della crisi da eccesso di rischio finanziario, da eccesso di sovrapproduzione industriale, da eccesso di darwinismo sociale.

Da ciò è scaturita un’accentuazione di una italica tendenza. Tutti comandano per far sì che nessuno comandi. L’importante non è vincere, ma impedire agli altri di vincere. Nella crisi da disgregazione, il destino guicciardiniano d’Italia ora è a noi dinnanzi.

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