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SCENARIO/ Il giurista: ecco come il Pd può eleggere un Presidente "di minoranza"

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Questa deformazione della rappresentanza c’era anche prima della tornata elettorale odierna, ma il bipolarismo ne nascondeva l’effetto perverso. Chi, infatti, tra i due poli vinceva, pur non ricevendo i voti della maggioranza degli italiani, conseguiva comunque la maggioranza assoluta degli eletti in ciascuna delle due Camere (magari di poco al Senato), e così prendeva tutto, a cominciare dalle presidenze delle istituzioni rappresentative. E già questa prassi, ai costituzionalisti più avvertiti, era sembrata una forzatura da parte di un sistema elettorale reso “maggioritario” al fine di garantire la governabilità, ma che finiva per ridurre la rappresentatività nell’elettorato anche delle più alte cariche dello Stato. Ora che i poli sono almeno tre, è chiaro che la distanza tra ciascuno di essi e la maggioranza assoluta dei seggi è notevolmente aumentata.

 

 Chi è favorito, a questo punto, per l’elezione del capo dello Stato? 

 Il PD evidentemente, che ha acquisito l’abnorme premio di maggioranza alla Camera.

 

E, dunque, chi potrebbe eleggere, facendo a meno degli altri due poli?

Forse Romano Prodi, certamente apprezzato anche da Sel e Lista Monti. O, anche, Anna Finocchiaro, che aggiungerebbe i voti della Lega, ma anche con questo partito senza essere maggioritaria al Senato. Oppure Giuliano Amato… Lo stesso Monti, anche se Sel probabilmente si sfilerebbe. 

 

Ma un presidente della Repubblica “di minoranza” che conseguenze politiche avrebbe? 

 Sarebbe un boomerang che aumenterebbe il divario tra elettorato e istituzioni rappresentative, riversando consensi sui poli che non partecipano all’elezione della più alta carica dello Stato. Si tratterebbe di una forzatura inoltre “sub iudice”, poiché non ci vuole certo una palla di cristallo per prevedere che la Corte costituzionale nella prima occasione utile dichiarerà incostituzionale una legge elettorale che consente gli esiti descritti. 


Dunque unica strada politicamente e costituzionalmente percorribile, un accordo del Pd con il Pdl oppure con Grillo, o, addirittura con entrambi. 

 Con entrambi mi pare complicato. Se l’accordo fosse con il Pdl, forse Giuliano Amato avrebbe possibilità. Poi c’è Emma Bonino che potrebbe raccogliere consensi trasversali. Se l’accordo del Pd fosse con Grillo, mi pare che si stia facendo strada il nome di Rodotà… 


Ma Santoro ha lanciato Rodotà come premier, non come capo dello Stato… 

 Attenzione, qui la vera partita è chi farà il capo dello Stato nei prossimi sette anni, avendo in mano le sorti della politica e delle istituzioni italiane, e non di chi farà magari per qualche mese il capo di un esecutivo, che con questi numeri è destinato ad avere vita breve.



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