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Politica

INCHIESTA/ 1. Parma a 5 Stelle: Stalingrado o Caporetto per Grillo?

Parma. ANDREA ANSALONI commenta tutti i paradossi della prima esperienza di governo a 5 Stelle, a cominciare dal sindaco Federico Pizzarotti e dalla sconfitta sull'inceneritore

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“C’è sempre qualcuno più puro di te che ti epura”. Di quanto sia attuale questa frase di Pietro Nenni, si è reso conto di recente anche il sindaco grillino di Parma Federico Pizzarotti che rischia di essere denunciato per omissione di atti d’ufficio nell’intrigata vicenda del Termovalorizzatore di prossima apertura nella città ducale.

Due legali “anti-inceneritore” ritengono infatti che il primo cittadino non abbia fatto tutto quel che poteva per bloccare l’opera. Nello specifico, ritengono che Pizzarotti dovesse sigillare il cantiere per via di un contestato permesso di costruire rilasciato dalla precedente Amministrazione.

Quindi il camino in Aprile si accenderà nonostante i tentativi del primo cittadino (che ha addirittura due esponenti del movimento “no-termo” in giunta) e gli impegni presi da Grillo in campagna elettorale (“dovranno passare sul cadavere di Pizzarotti”). Essere sospettato di indulgenza contro l’opera più invisa a lui e a tutto il M5S, era sicuramente l’ultima cosa che Pizzarotti si aspettava al momento di diventare sindaco di Parma.

Paradossi a 5 Stelle - Ma non è questo l’unico paradosso della prima esperienza di governo a 5 Stelle: Pizzarotti si ritrova oggi ad essere accusato di essere “l’uomo delle banche”, di aver alzato tasse e tariffe, di attuare una politica di bilancio da curatore fallimentare, di essere poco attento ai bisogni delle famiglie proprio mentre Grillo strillava contro le politiche di austerity del Governo Monti.

E infine di aver disatteso i suoi stessi regolamenti sugli incarichi pubblici nominando senza bando pubblico un vicedirettore della partecipata Iren (che costruisce l’inceneritore) in aria di grave conflitto di interessi (è amministratore di società fornitrici della stessa multiutility). Cosa non di poco conto per chi fa di trasparenza e rigore amministrativo una bandiera.

“Interi comparti tradizionalmente portanti della nostra economia – spiega Paolo Buzzi ex vicesindaco PdL - come quello alimentare e turistico sono completamente ignorati dall’Amministrazione”. Aggiunge il capogruppo Pd Nicola Dall’Olio: “C'è un'evidente incapacità di tradurre enunciati di principio, anche condivisibili, in azioni concrete, tenendo conto dei vincoli dell'agire amministrativo, delle risorse e degli strumenti a disposizione, dei rapporti tra le diverse istituzioni”.

Il “Pizza Factor” e il voto politico - Un disastro su tutta la linea dunque? Non sembrano pensarla così i parmigiani che hanno tributato ai grillini un successo oltre la media nazionale alle recenti elezioni politiche. 28 percento e zitti tutti. Nove punti in più delle elezioni amministrative (che Grillo aveva definito "la presa di Stalingrado"), quattro in più della media regionale. E risultati ancora più alti in tutta la provincia, anche nelle roccaforti storiche di Pd e PdL. L’onda anomala nel parmense non sembra arrestarsi.

Il “Pizza Factor” (come lo ha definito il direttore di Parmadaily.it Andrea Marsiletti) c’è stato quindi e, come ha riconosciuto oltre il 60 per cento dei votanti del sondaggio online del suo quotidiano, ha messo le ali al Movimento nella città ducale. Come è possibile per un’amministrazione che non ha fatto faville e sconta l’inevitabile inesperienza del nuovo arrivato? Sarebbe facile (e anche abbastanza vero) dire “perché gli altri sono comunque peggio”, ma c’è qualcosa di più.