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SPILLO/ Il Dna di Grillo "nascosto" in ogni partito

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Beppe Grillo (Infophoto)  Beppe Grillo (Infophoto)

La cosa più sconvolgente tra quelle emerse prepotentemente alla luce, nelle elezioni del 24 e 25 febbraio, si riassume in una semplice considerazione: il fenomeno del “grillismo” cresceva e si sviluppava sotto i nostri occhi e noi non ce ne eravamo accorti. Evidentemente i canali di comunicazione con la società sono anchilosati a tal punto da rendere possibili queste sottovalutazioni che ci hanno portato all’improvviso in mezzo a uno scenario politico totalmente differente, di cui è arduo individuare quale potrà essere un nuovo punto di equilibrio.

Il fatto è che non è tanto importante interpretare il M5S, quanto piuttosto i cambiamenti politici e sociali - al limite persino antropologici - che hanno indotto tante persone che incontriamo al mattino in ascensore o al bar sotto casa a votare per un santone che ha fortemente semplificato la complessità della situazione indicando un solo obiettivo: cacciare la classe politica quale responsabile dei guai del Paese.

Anche ammesso e non concesso che la voglia di forca sia comprensibile, era poi tanto difficile capire che si rischiava di arrivare a una stasi inquietante e che il problema non è solo italiano ma europeo? Per rispondere a questa domanda mi sono ricordato di aver partecipato, diversi anni or sono (quando Grillo faceva solo il comico, una professione mai abbandonata) a una “Lettura” organizzata dalla casa editrice Il Mulino (uno degli eventi culturali più importanti di Bologna, la mia città, a cui intervengono i vip della cultura, dell’accademia e della politica) svolta dal politologo francese Yves Mény sul tema, appunto, “Populismo e democrazia”.

Secondo il relatore, già allora, nelle contrade dell’Europa si aggirava un nuovo fantasma, quello, appunto, del populismo, nel senso che, a ogni consultazione elettorale importante, a turno in ogni paese (come una specie di febbre terzana che varcava i confini) faceva capolino una qualche formazione “populista”, contraria all’Unione e alla moneta unica, in grado di raccogliere voti sufficienti a preoccupare gli establishment nazionali ed europei. Il relatore, in quel tempo, si era sforzato di arrampicarsi sugli specchi delle definizioni astratte, ma era evidente la tentazione di tirare in ballo Silvio Berlusconi.

Ne uscì un ragionamento carico di implicazioni delicate. Innanzitutto per quanto riguardava la definizione di uno dei termini di paragone: la democrazia. Come un tempo si riteneva che il socialismo consistesse nell’istituzione dei Soviet e nell’elettrificazione, oggi, sostenne Mény, la democrazia sembrava essere caratterizzata dal combinato disposto tra ricorso alle elezioni e sistemi capitalistici in economia. Ma il battesimo elettorale come unica fonte di legittimazione - ad avviso del politologo francese - non liberava i movimenti che ne soffrivano dal peccato originale del nuovo populismo, una cultura politica di nuovo conio che nulla aveva da spartire, a suo avviso, con talune esperienze dell’immediato dopoguerra quali il qualunquismo in Italia e il poujadismo in Francia.


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COMMENTI
07/03/2013 - Non sara mica questa la politica? (claudia mazzola)

Il voto a Grillo non cambierà niente. Mia nipote universitaria, che pure lavora, bella, intelligente e di buona salute lo ha votato, perchè? Non lo sa neppure lei, così perchè il resto è peggio.

 
07/03/2013 - Qualcosina ancora vi sfugge.... (Mariano Belli)

Leggo sempre gli articoli dell'on Cazzola con interesse, nonostante sia per me un "avversario" politico, perchè spesso ricchi di spunti e ragionamenti interessanti. Quello che mi sembra sfugga alla sua analisi è che Grillo ha avuto finora il grande merito di incanalare politicamente una protesta che avrebbe potuto avere derive violente. Inoltre, ancora non si comprende che il voto a Grillo è un voto che non esprime affatto solo ribellismo, tutt'altro, Grillo sta infondendo una speranza nella gente, la speranza in un cambiamento (reale o presunto che sia) e in una rinascita della vita sociale ed economica (che 30 anni di malgoverno hanno ucciso) che, secondo me, lo porterà inevitabilmente a vincere le prossime elezioni e a governare. Solo un golpe potrà impedirglielo. (E' solo la mia modesta opinione, of course...e non dimentichiamoci che sullo sfondo di tutta la tragica situazione c'è l'euro, e che l'unico contrario all'euro è lui....)