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GIULIANO BIGNASCA/ "Uno del popolo" che ha saputo svelare le ipocrisie della politica

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Giuliano Bignasca (InfoPhoto)  Giuliano Bignasca (InfoPhoto)

In altre parole, che c’era una cappa di retorica e di vincoli burocratici che copriva i minuetti delle forze politiche le quali, in realtà, brandivano a parole grandi ideali, magari contrapposti, per usare il consenso popolare a scopi non dichiarati di spartizione, tra loro, di puro potere economico e sociale. Far leva sul senso elementare di giustizia, in quel momento - ma ancora oggi - voleva dire intercettare un’esigenza comune di respiro, di liberazione dal soffocamento dell’ipocrisia sociale e politica.

Bignasca, la condizione degli anziani soli e in difficoltà, dei meno abbienti oppressi dai premi della mutua, dei semplici cittadini di ogni ceto e cultura irritati dalla selva di divieti inventati dalle burocrazie li sentiva da sempre sulla propria pelle (anche se lui i soldi li aveva: e li ha poi giocati in buona parte nella battaglia mediatica e politica). Con l’esplosione di gesti come la «Carovana della libertà» e le prime battaglie condotte dal «Mattino» Bignasca esprimeva una ribellione e una speranza che risvegliò e diede voce a quella di tanta «gente» che poi l’avrebbe seguito nell’avventura politica votando Lega (per anni, ricordiamolo, semi-clandestinamente, sotto minaccia di ritorsioni sociali molto concrete). Aver incanalato questa ribellione in un partito e in forme di politica democratica è stato un merito del Nano. Anche se la deriva del semplicismo e quindi della demagogia fu da subito in agguato e, spesso, fu imboccata dal suo movimento. Com’è inevitabile per chi vuole il «tutto e subito» (di sessantottesca memoria) che l’esigenza di giustizia, ineducata, porta a voler stringere impetuosamente tra le mani.

Se devo però, in conclusione, riconoscere a Bignasca un merito tangibile e indiscutibile, è quello di aver permesso al Ticino di costruire, dopo quasi duecento anni di vani tentativi, una propria università. Senza di lui, che la propose e ne sostenne fino in fondo la gestazione (finendo poi, a cose fatte, col criticarla...) vi assicuro che l’Usi non esisterebbe. E basta, direi, per dedicargli un busto all’entrata del nostro ateneo.

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