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GOVERNO (?)/ Cacciari: Bersani ha fallito, punto su Zagrebelsky e Rodotà

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E’ evidente.

 

E perché, secondo lei, non è ancora un partito?

Perché, in  questi ultimi due anni, la sua condotta è stata costantemente strabica e schizofrenica. Un giorno l’alleato era Vendola, un altro Mario Monti. Hanno cercato di combinare l’incombinabile, condannandosi all’afasia. Laddove si è costretti alla contraddittorietà, non si può fare altro che dire cose insensate. E’ stato, inoltre, illuso l’elettorato con una prospettiva di rinnovamento, attraverso le primarie; ma, finite le primarie si è detto: “era solo spettacolo, cali il sipario. E’ finita”. 

 

Più in generale, perché l’Italia è priva di formazioni politiche tradizionalmente strutturate?

Perché siamo completamente sfasciati. C’è una crisi di sistema, una crisi che è anzitutto culturale, e che va avanti da parecchio. Non dimentichiamo, inoltre, che 20 anni fa si produsse un fenomeno radicale come Tangentopoli, imparagonabile a quello di qualsiasi altra democrazia europea. Non era pensabile uscirne fuori tenendoci i residui della prima Repubblica. Invece lo abbiamo fatto. La seconda, in realtà non è mai esistita. E i cascami della prima si sono protratti per 20 anni. L’unica cosa che sono riusciti a originare è stato Grillo.

 

Lei che opinione ha del suo movimento?

Meno male che c’è. In uno scenario del genere, sarebbe potuto facilmente emergere un partito del 20-25%, eversivo e di estrema destra. Invece, abbiamo Grillo, che sappiamo che pericoloso non è. E che formalizza una protesta che ha milioni di ragioni di esistere. 

 

Di recente, c’è stata la novità di Monti.

Avrebbe potuto rappresentare una storia nuova se avesse esplicitato per tempo la sua volontà di condurre l’esperienza politica e se si fosse presentato da solo. Avrebbe dovuto essere il “Grillo” europeista e responsabile.

 

Torniamo al Pd. Cosa gli resta da fare? Dovrebbe allearsi con il Pdl?

Per carità! E’ una follia che non sta in piedi. Se lo facesse, dichiarerebbe definitivamente il suo sfascio. Non resisterebbe un giorno. Berlusconi bleffa quando parla di un governassimo. Sa perfettamente che non vi è alcuna possibilità che si realizzi e cerca di accelerare la distruzione del Pd. 


Cosa resta da fare?

Tutto dipende da Napolitano. Può convincere l'M5S a votare una fiducia condizionatissima ad un governo targato Pd. E, se l’M5S non vuole Bersani, indichi un altro premier. In alternativa, si può ipotizzare un governo tecnico-bis, dal profilo diverso da quello del governo Monti. Non più economico-finanziario, ma per così dire, culturale-morale, retto da una personalità come Gustavo Zagrebelsky o Stefano Rodotà. Come potrebbe, a quel punto, Grillo non dargli la fiducia?

 

Cosa ne sarà, a quel punto, di Bersani?

E’ finito. Questo è il suo ultimo giro. Se si torna a votare tra poco tempo, uno o due mesi come in Grecia, sarà lo stesso Bersani a fare – come si suol dire – un passo indietro.

 

Chi ci sarà al suo posto?

Sicuramente una donna. Molto probabilmente, Anna Finocchiaro. 




© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
08/03/2013 - personalità altissime (Claudio Baleani)

Il PD non vuole sentir parlare di accordi tra partiti. Neppure di governo tecnico. Adesso cercano i voti con bersani. Domani vorranno un governo di altiiissssime personalità con un fortisssssimo senso delle istituzioni. Mi sono venuti in mente alcuni nomi: Vittorio Emanuele II oppure Armando Diaz. Cavour no. Ammesso che una di queste personalità altissime trovino i voti, non si tratta pur sempre di un accordo tra partiti? Quanto a Rodotà non ho niente da dire. Mamma mi ha detto che il pancotto non mi piaceva da piccolo. Su Zagrebelsky il caso è diverso perché lui rappresenta il concentrato del burocratismo al potere.