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SCENARIO/ 2. Sapelli: da Tangentopoli a Bersani, ecco il "piano" del Pci-Pd

Pier Luigi Bersani (InfoPhoto) Pier Luigi Bersani (InfoPhoto)

Risparmiò, la triade, solo le alte cariche dello Stato perché le cuspidi della Pubblica amministrazione si adeguarono prontamente al nuovo padrone e risparmiarono altresì gli esponenti delle subculture comunista e della sinistra cattolica democristiana. Nobili tradizioni. Quella cattolica mutò rapidamente di pelle e divenne le più solerte sostenitrice della nuova dislocazione delle forze in campo, stringendo formidabili rapporti con il mondo bancario nominando alla sua testa i suoi rappresentanti più illustri, oltre a dominare il campo delle privatizzazioni in una inusuale alleanza con ciò che rimaneva della massoneria post-nittiana e post-beneduciana. I comunisti ebbero un travaglio più tormentato. Sconfissero sul campo, grazie alla cultura della fedeltà indiscussa al partito, quei settori della magistratura e degli interessi occulti che volevano trascinare anch’essi nel baratro della galera.

Si salvarono i vertici. Pagarono i secondi, anche se avevano il nome di Primo. Fu una prova del fuoco a cui si sottrassero coloro che successero al vecchio gruppo dirigente dopo la morte di Alessandro Natta. I giovani turchi dalemiani e veltroniani vestirono allora gli smoking del capitale finanziario e della liberalizzazione senza criterio tecnico o scientifico. Costruirono un’identità dimidiata del nuovo partito che veniva facendosi nella perdita dell’insediamento storico: ossia operai, artigiani, piccoli imprenditori, intellettuali di altissimo livello. A ciò sostituirono un insediamento nuovo e volatile, tenuto insieme non più dalla politica ma dalla propaganda, ossia dalla politica minorata: l’impiego pubblico, gli intellettuali della moda e dei rotocalchi alla Eco, i bancari e i banchieri, quei magistrati protesi a trasformare l’ordine giudiziario in potere. Chi ha recentemente scritto pagine fulminanti, in un’autocritica e una confessione impietosa è stato Luciano Violante, che fu uno dei sommi registi del golpe morbido di cui dicemmo. Un libro non letto e non discusso perché scomodamente indiscutibile.

Una cosa però accadde: tragica. Nel vecchio Pci mai nessun emiliano e toscano era mai assurto alla segreteria politica, alla cuspide del partito, dove regnavano da sempre torinesi e romani con qualche sarda e nobile inserzione. I toscani e gli emiliani erano le furerie addette ai carriaggi e alla manutenzione del sistema burocratico e amministrativo locale e nazionale. Esseri di serie B: ammirati ma distanziati dalla politica di largo respiro. Addetti al finanziamento e alla propaganda. Costoro, i rifiutati, erano considerati utili idioti - in senso tecnico, appunto -, quasi i componenti della cosiddetta sinistra indipendente, i quali dovevano solo e sempre loro fornire tecnici e pontieri a un partito operaista e di competenze umanistiche piuttosto che economiche. E dovevano offrire in primo luogo legittimazione borghese a un partito che tutto era meno che borghese.


COMMENTI
01/04/2013 - commento (francesco taddei)

Gentile Dott. Sapelli, sono un cattolico italiano e chiedo: come rinascere se noi credenti non mettiamo Dio nel fare quotidiano? ispirarsi ai principi cattolici, non solo sociali, ma liberali e di rettitudine. rettitudine verso Dio, non verso l'opinione pubblica, ed essere richiamati se sviati. rimettere l'educazione dei figli alle famiglie (non alle ong onusiane), garantirne la libertà di scelta della scuola, ripartire dal territorio, non locale, ma nazionale, una visione non solo di bene comune, ma di interesse nazionale.